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Reggina 1914: occorre equilibrio (in campo e nei giudizi) Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Gangemi   
Domenica 03 Settembre 2017 06:49

(3) Meno piacevole esteticamente, più concretamente redditizia la Reggina vista ieri sera all’esordio casalingo al “Granillo” rispetto allo sciagurato esordio di una settimana prima al “Lorenzon”

di Rende. Alle pendici della Sila, la squadra di mister Maurizi era apparsa fin troppo sbarazzina e votata al “comando” (come ama dire Agenore) piuttosto che impegnata ad una tattica equilibrata ed, alla lunga, magari più conveniente. Non crediamo che, dopo sole due giornate di campionato, si possano esprime giudizi ma soltanto semplici impressioni. E ad esse ci limitiamo (per il momento).

La partita di ieri sera ha detto che la Reggina può recitare un ruolo non da semplice comparsa. Ma, mettendo a confronto la sconfitta di Rende e la vittoria sul Catanzaro, ha detto anche che la saggezza di ieri sera frutta senz’altro di più che la presunzione di sabato scorso quando si è immaginato di andare a far visita ad una “ripescata” per farne un sol boccone. No, non funziona così: né a Rende (e lo si è visto) e nemmeno altrove in futuro.

Il tifoso è, per definizione, umorale e, quindi, sentimentale tanto da riuscirgli difficilme a contestualizzare stati d’animo e giudizi. Ogni singola partita fa storia a sé: non ci siamo sognati di definire “scarsa” la Reggina vista a Rende; non ci sogniamo di definire “forte” la Reggina vista contro i giallorossi.

Spogliandoci dalle vesti di tifosi quali siamo e cercando di analizzare più lucidamente entrambe le partite, senza lasciarci andare ad alcun tipo di azzardo, potremmo dire che l’estetica – nel calcio, ma anche in molti altri campi – conta ben poco al cospetto del raggiungimento del risultato sportivo.

L’obiettivo societario, più volte e stucchevolmente ribadito, è il “pareggio di bilancio” in banca (Praticò) e la salvezza in campo (Basile). Beh, visti i tempi che corrono, pur faticando a comprendere, da tifosi, le vere ragioni di una così poca ambizione, da giornalisti invece capiamo che i propositi dichiarati siano frutto di scelte errate e susseguenti grossolani sbagli commessi nei primi due anni di vita dell’attuale Società gestore dell’importante e blasonato marchio “Reggina” (intesa quale entità con 103 anni e mezzo - e passa - di Storia).

Tornando al confronto tra le uniche due gare di campionato sin qui disputate, a parte ovviamente il risultato finale assolutamente opposto, abbiamo notato delle migliorie apportate dal tecnico Maurizi e, fuori dal campo, dal DS Basile.

Innanzitutto lo strappo ricucito con Andrea Bianchimano (utilissimo ieri sera e determinante con il suo proteggere il pallone e servire Mezavilla in occasione dell’assist per il gol vittoria del capitano Porcino), a cui accattivanti ma illudenti “sirene” probabilmente avevano fatto credere di poter ambire a categorie assai più importanti; poi un atteggiamento meno presuntuoso e più attento ed oculato: per gran parte della partita di ieri è stato il Catanzaro a mantenere il possesso palla ma ben neutralizzato; poi ancora una tattica più razionale e meno frenetica rispetto alla gara di Rende in cui è vero che abbiamo creato tanto ma è anche vero che abbiamo concesso tantissimo; ed ancora un approccio più lucido e meno arrembante e, quindi, disordinato rispetto a 7 giorni prima.

Non crediamo Maurizi sia un fenomeno, come non lo sono né Basile né molti calciatori che oggi vestono l’amaranto ma, come detto e scritto prima ancora della presentazione ufficiale, salvo particolari stravolgimenti, a Maurizi (ed anche a Basile che, però, al contrario del mister, ci ha lasciato perplessi con la sua manifesta presunzione) deve (sì, deve) essere concessa fiducia in quanto “nostro” allenatore e, comunque, fin quando dimostrerà di saper gestire la sua squadra apportando modifiche e/o migliorie atte al raggiungimento dei migliori risultati possibili.

A chi, come noi, interessano i valori umani espressi fuori dal campo (sul terreno di gioco, invece, servono praticamente solo quelli tecnici) non possiamo non tener conto dell’umiltà e della sincerità di Agenore allorquando, in sede di presentazione, non nascondendo affatto un curriculum non proprio idilliaco (anzi, tutt’altro), ha esordito chiedendo di essere giudicato per quello che farà (speriamo molto) e non per quello che ha fatto (poco, pochissimo).

Ha la nostra fiducia ma, ce lo consenta, non sarà per nulla incondizionata. La condizione, l’unica con le sue diverse sfaccettature, è che onori la maglia che oggi indossa. Non siamo disposti (non lo siamo mai stati, non lo saremo) a concedere deroghe.      

Abbiamo ampiamente dimostrato che il bene della Reggina sia, per noi, assai al di sopra di qualunque nome (e cognome) la rappresenti dietro le scrivanie e sul campo sempre e comunque pro tempore. Abbiamo, e lo faremo ancora, preso posizioni per difendere o sostenere le idee se e solo se le condividiamo appieno, scevri da condizionamenti amicali o di qualsivoglia interesse personale.

Non dimentichiamo né l’impegno oneroso di un paio di anni fa né, tantomeno, come è stato ripagato (e su cui stendiamo un velo pietoso). A noi, ampiamente ed inconfutabilmente dimostrato, interessa la Reggina perché “di Reggio”. Punto! E quando ci schiereremo ancora sarà solo ed esclusivamente a sua difesa e, non più (un errore già commesso nell’estate del 2015 e che non si ripeterà, anche perché non meritevole) a sostegno di qualsivoglia persona. Non più!

Oggi, grazie alla vittoria di ieri sera, guardiamo al futuro con la stessa attenzione con cui abbiamo guardato dopo la meritata sconfitta di Rende (nel calcio vince chi fa un gol più dell’avversaio, questa è l’unica, dolce ma a volte amara, verità). Oggi non ci esaltiamo così come non ci siamo abbattuti tornando mestamente con la prima sconfitta stagionale.

La squadra, la maglia, il significato che essa rappresenta, è una cosa; la Società è un’altra (seppur siano entrambe strettamente legate nei successi ma anche negli insuccessi): la prima (la maglia) avrà sempre e comunque il nostro rispetto; la seconda, già da un po’ e fino a quando non riconquisterà la nostra fiducia (ammesso che si sia disposti a conderle un'altra opportunità e, congiuntamente, lo sappia umilmente e mestamente fare), godrà ancora delle nostre attenzioni senza sconti alcuni. Benevolenza "a gratis"? Mai più!

Ad maiora!

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