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“Il Reggino” va in ritiro a trovare una Reggina “giovane ed ambiziosa” Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Gangemi   
Mercoledì 21 Luglio 2010 16:48

E’ quest’ultimo il binomio ex novo coniato per definire la Reggina (Società e squadra). La “paternità” è del presidente Foti (nella foto con Gianluca Atzori) che, abbandonato lo stucchevole “simpatica ed importante”, ha definito così (ovviamente con la stampa che conta (?) a farne da risonanza) la squadra che via via prende forma e, speriamo, sostanza. La prima cosa che è balzata agli occhi, stupendo i più, è che la Reggina (Società e, di conseguenza, squadra) versione 2010-2011 non fa proclami, non promette, non spreca saliva conservandosela, speriamo, per tempi migliori. Ricordate il “Sono qui per vincere” di Novelliniana memoria? Quello slogan che ha campeggiato ovunque, tessere di abbonamento e maglie comprese? Ecco! Non esiste più e ce ne compiacciamo.

Chi nella scorsa stagione ha avuto modo di seguirci con pazienza e lungimiranza durante le nostre ospitate a “La Tribuna del lunedì” su TeleReggio, ha certamente ascoltato i nostri personalissimi inviti, diretti in primis al presidente, di scendere dal piedistallo su cui era salito (motu proprio ed altrui) e di (ri)tornare a parlare con la gente, con i tifosi, con coloro i quali, seppur vessati e spesso dimenticati, sono e saranno sempre l’anima della squadra e, di conseguenza, di una Società che opera nel settore calcio. Al termine di una stagione, la scorsa, che definire disastrosa equivarrebbe a darle un qualcosa di positivo, noi de “Il Reggino” consigliammo al suo massimo dirigente di riacquisire quei valori che avevano contribuito in maniera determinante a fare grande la Reggina stessa ed a consentirle di raggiungere risultati straordinari. Lo abbiamo fatto perché, notando da anni un ben distinto distacco tra la Reggina e la sua gente, pensavamo che in una città di provincia come Reggio Calabria le sinergie tra la stessa e le sue espressioni solchi così macroscopici non solo non potevano esistere ma, qualora esistessero, non potevano portare a nulla di positivo. Il presidente Foti, dall’alto della notorietà acquisita per via dei successi sportivi raggiunti, aveva acquisito, negli anni sempre maggiormente, quella sorta di spocchia che senza alcun problema definiremmo disdicevole se non addirittura inopportuna e controproducente. Chi ci conosce sa bene che non abbiamo peli sulla lingua e che facciamo della schiettezza e della risolutezza le nostre principali prerogative, ed è proprio per questo che in quell’ultima trasmissione della stagione scorsa ancora una volta parlammo apertamente additando il Foti alle maggiori responsabilità per la seconda disgraziata stagione calcistica ed, al contempo, invitandolo a restituire la Reggina alla sua gente cancellando con un colpo di spugna quell’arroganza, quell’altezzosità e quella presunzione assai evidenti che lo avevano purtroppo caratterizzato negli anni tanto da renderlo più che antipatico a molti e, di concerto, tirando nel calderone dell’antipatia (e dell’apatia) la Reggina stessa. Certo, Foti ci passerebbe il testimone della presunzione se ci arrogassimo il merito del “cambiamento” registrato, ma i fatti dicono che noi glielo abbiamo suggerito e che lui ha adottato un comportamento diverso ed un atteggiamento più umano e non da dio in terra. Preferiamo dire, allora, che qualcuno tra i suoi più stretti ed influenti collaboratori avrà pensato come noi e glielo avrà suggerito facendo presa. Ok? Di questa “mutazione”, ovviamente, ne siamo ben lieti. Durerà? Non durerà? E’ un fuoco di paglia o c’è davvero la consapevolezza di una maggiore opportunità a cambiare registro? Non lo sappiamo, di solito si dice che “chi nasce tondo non muore quadrato” ma, non conoscendo Foti appena nato, gli concediamo quantomeno il beneficio del dubbio e staremo ad osservare. D’altro canto, dopo due stagioni come detto disastrose nemmeno la più fervida mente “criminale” avrebbe potuto partorire il perseverare sulla stessa lunghezza d’onda. Vedremo cosa succederà e ve ne daremo conto. Passando all’aspetto più tecnico che societario, invece, tutti sapete che, dato il benservito a Roberto Breda (utile alla causa stagionale, ma non ad altro), il nuovo allenatore è Gianluca Atzori (chissà se, nel frattempo, dalla presentazione ad oggi intendiamo, il presidente ha metabolizzato l’accoppiata “t”-“z” ed eliminato una “r” di troppo, non chiamandolo più facilmente Azzorri?). Giovane allenatore di belle speranze (e non più quindi una scelta sulla scia del vetusto e decaduto Novellino), ha una carriera corta e senza particolari successi ma, al contempo, pare portare sulla carta d’identità alla voce “segni particolari” entusiasmo, motivazioni e grinta. Sapete anche della promozione di Simone Giacchetta da responsabile del settore giovanile a direttore dell’area tecnica della prima squadra e del ritorno a casa di Ciccio Cozza nelle vesti di… non sappiamo, o non ricordiamo, di cosa (ce ne scusi l’ultimo grande capitano amaranto) ma comunque collaborerà a qualsivoglia titolo direttamente con Atzori e lo stesso Giacchetta. A primo acchito, una sola considerazione abbiamo fatto conoscendo Giacchetta e Cozza e disconoscendo Atzori: i primi due, Simone e Ciccio, sono stati gli ultimi due grandi capitani amaranto, due uomini-Società che anche in questo ruolo tanto hanno fatto e tanto hanno dato alla Reggina. Partendo da questo presupposto e conoscendo le loro “attitudini”, con tre galli in un pollaio (Atzori è a pieno titolo il primo tra i tre visto il ruolo) non c’è il rischio che…? Anche in questo caso, ci auto-concediamo il beneficio del dubbio. Passando alla cronaca, la Reggina è da una settimana in quel di Saint Christophe in Val d’Aosta per il suo ritiro pre-campionato. Un gruppo piuttosto consistente di giocatori si allena con dovizia agli ordini di Atzori e dei suoi collaboratori. Qualche movimento di mercato è stato fatto, probabilmente qualche altro si farà ancora ma all’insegna dell’austerity e del fare necessità virtù. E’ notorio come la crisi abbia attanagliato anche il dorato mondo pallonaro e sappiamo che, in effetti, ci sono delle evidenti difficoltà a piazzare chi tra gli amaranto ha mercato per via della scarsa propensione altrui ad acquistare a maggior ragione chi ha contratti onerosi economicamente. Carmona, Brienza, Bonazzoli e qualcun altro viaggiano con ingaggi a cifre importanti e non sarà facile trovargli una collocazione gradita ed, al contempo, gradevole per la Reggina. Lo stesso problema la Reggina, lo ricorderete, l’ebbe anche qualche anno fa: una rosa numerosissima e, soprattutto, onerosissima dal punto di vista contrattuale. La domanda, banalissima a dire il vero, che ci ponemmo allora e ci poniamo oggi fu quella del “chi” e del “perché” furono proposti contratti così lunghi ed altrettanto “pesanti” dal punto di vista economico. Di certo, affinché tutto questo accadesse e si ripetesse, ci fu l’avallo del presidente, ma, altrettanto certamente, le proposte arrivarono da chi era deputato a questo ruolo e che, certamente, adesso non c’è più. A proposito, la “cessione” più importante, a nostro modesto ed umile modo di vedere, è stata quella del saccente ed egocentrico Gianni Rosati (a lui si deve la “perla” Iaconi e l’annebbiamento delle capacità di intendere e di volere – già peraltro esiguamente ridotte al lumicino – di qualche altrettanto saccente ed egocentrico “collega” che, odiando il predecessore, s’invaghì del nuovo arrivato “a prescindere” mandando a farsi strabenedire l’imparzialità, la terzietà, l’obiettività e la libertà di pensiero che ogni giornalista dovrebbe avere nel proprio d.n.a.). Magari, e sottolineiamo magari, da semplice consulente di mercato qual’era, tornerà a consigliare a Foti altri buoni giocatori così come in passato, secondo le sue parole durante l’auto-incensimento televisivo, ha o avrebbe già fatto. Avendo a cuore la Reggina e nessun altro personaggio che consideriamo sempre e comunque pro tempore, ce lo auguriamo di tutto cuore. Messo da parte il passato, accantonato ma non dimenticato, adesso c’è da tirar su la Reggina del paventato “nuovo corso”. Non più cariatidi in panchina, non più nomi altisonanti in campo, ma solo ragazzi che hanno davvero voglia, oseremmo dire smania, di raggiungere degli obiettivi (la parola “promozione” è stata fortunatamente messa al bando) per se e per la Società per cui lavorano. Per chi non ha le palle non c’è più posto, per chi sta controvoglia solo per onorare il contratto non c’è più posto, per chi è venuto in pre-pensionamento non c’è più posto, per chi ha voglia di cazzeggiare la notte in giro non c’è posto! L’assai ben remunerata (oltre il lecito, se ci consentite) professione del calciatore ha delle regole troppo spesso dimenticate ma da ristabilire al più presto e determinati atteggiamenti o comportamenti non possono essere consentiti perché cozzano con la professionalità necessaria affinché si ottengano risultati: chi vuole fare il calciatore, serio, puntuale e via dicendo, deve necessariamente abbandonare il resto e dedicarsi alla sua professione, come detto, oltre il legittimo remunerata. Chi, invece, preferisce fare il puttaniere lo faccia liberamente pure ma si “dimetta” da atleta. Facile, no? Detto questo, per la prima volta nella sua ventennale “carriera”, “Il Reggino” da sabato prossimo e per cinque giorni sarà a fianco della Reggina in quel di Saint Christophe a seguire parte della prima fase del suo ritiro. Da lì, quotidianamente, vi daremo conto di ciò che succede, daremo voce ai protagonisti della prossima stagione e, crediamo, avremo una visione più completa dell’insieme fidandoci molto più dei nostri che degli altrui occhi e punti di vista.

Ultimo aggiornamento Sabato 24 Luglio 2010 17:33
 

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