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| n. 08/2009 del 23/10/2009 |
| Reggina: "Se... |
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| Scritto da Maurizio Gangemi | |||
| Venerdì 23 Luglio 2010 16:18 | |||
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Per quel che riguarda il primo impegno, quello che ovviamente darebbe linfa alle presumibilmente (quasi) vuote casse societarie, nulla può farci la Reggina se non sperare in qualcuno che voglia e possa comprare i suoi “gioielli”. Se la domanda non c’è, in sostanza, che ci sia l’offerta è comprensibilmente inutile. Per il secondo dei due impegni, invece, la riduzione del tetto ingaggi è, ovviamente, strettamente legata alla riduzione del monte ingaggi. E su questo non c’è dubbio, pur non essendo noi guru della finanza. Orbene, dove sta il problema? I nodi vengono al pettine allorquando la Società propone ai suoi dipendenti (i calciatori altri non sono) di ridursi lo stipendio. Ma, ci chiediamo, perché questi ultimi dovrebbero farlo? Certo, potrebbero visto le cifre a cui viaggiano lontane dai salari medi di qualunque “mortale”. Ma “perché” dovrebbero atteso che ognuno di loro è stato acquistato proponendogli un contratto che, conoscendo il modus operandi della Società Reggina, ci pare assai difficile che le condizioni degli stessi contratti siano stati dettati dagli stessi calciatori o dai loro procuratori? Togliamoci di dosso almeno una trentina d’anni e, invece che al gioco dei soli “perché”, giochiamo un pò a quello dei “perché” unitamente a quello dei “se”. Il primo “se” lo abbiamo sciorinato sin da subito a partire dal primo rigo di questa “riflessione”. Il secondo potrebbe essere: se viene chiesta ai giocatori contrattualmente più costosi la riduzione del loro ingaggio, allora vuol dire che le premesse contrattuali vengono a mancare, giusto? E se quest’ultimo fatto è verosimile, perché agli stessi giocatori sono stati proposti contratti così onerosi (magari) sapendo che non si sarebbero potuti rispettare? Se è presumibile si conoscesse a priori, l’anno scorso di questi tempi per intenderci, l’esistenza (in non sappiamo quale percentuale) della possibilità che la Reggina non avesse vinto il campionato di B ritornando immediatamente in A e, quindi, non avrebbe fatto parte della spartizione della torta circa i cospicui introiti spettanti alle 20 Società della massima serie, perché e, soprattutto, “chi” ha ingaggiato questi giocatori dai contratti onerosi? Davvero, se non si auto-riducessero gli ingaggi la Reggina fallirebbe? E se così fosse, davvero le responsabilità sarebbero (esclusivamente) dei giocatori? Onestamente, qualora qualcosa del genere accadesse non crederemmo proprio ad una “giustificazione” del genere. La Società Reggina sapeva o non sapeva che, qualora non si fosse tornati subito in A, con il venir meno del cosiddetto “paracadute” (la congrua somma che, una tantum, spetta alle neo-retrocesse quasi come “risarcimento” per una stagione finita male), si sarebbero prospettati tempi duri nella successiva stagione (questa)? Se non lo sapeva allora la considerazione è una ed una sola: l’incoscienza non solo aleggia ma pullula a josa dalle parti del Sant’Agata. Se lo sapeva, invece, la considerazione da fare è simile alla prima ma con l’aggravante della consapevolezza che potesse succedere quello che sta accadendo oggi e cioè sapere e vedere una Reggina alle prese con grosse difficoltà economiche. Ribadiamo, “chi” e “perché” ha proposto a molti contratti lunghi ed onerosi? Non lo sappiamo con certezza, ma lo immaginiamo tornandoci in mente alcuni giudizi non certo lusinghieri espressi da fonti societarie verso qualche ex dipendente. Di certo, però, sappiamo che chiunque l’abbia fatto l’ha potuto fare grazie all’avallo del presidente che, su ogni singolo contratto, ha apposto la propria firma in calce rendendolo perfettamente esecutivo. In sostanza, seppur “tradito” dai suoi collaboratori il peso della “croce”, adesso, è tutto sulle sue di spalle (del presidente, ovviamente). Noi, nel nostro essere umilmente onesti e limpidi, un dubbio del genere lo avevamo esternato sempre durante le famigerate ospitate a “La Tribuna del Lunedì” su TeleReggio. Dicemmo, in sostanza, quando le vicende del campionato scorso lasciavano presagire quello che molti negavano, che, qualora la Reggina non fosse tornata in A nel breve volgere di una stagione, avremmo avuto serie difficoltà a pensare che la stessa Reggina sarebbe riuscita ad iscriversi al secondo consecutivo campionato di B. Ok, il nostro dubbio è stato fugato e la Reggina si è iscritta (non senza, però, il deferimento del presidente per non aver onorato gli impegni economici con alcuni suoi tesserati circa la stagione scorsa), ma se le cose stanno come sembrano stare, ancora Dio non voglia, il futuro non appare assai roseo. Vedremo l’evolversi degli eventi ed, ovviamente, ve ne daremo conto come sempre scevri da simpatie e/o antipatie, amicizie e/o inimicizie. Umilmente vostri, ci accingiamo a volare in quel di Saint Christophe vestendoci da San Tommaso affinché vedendo crederemo e, dunque, riporteremo su queste pagine.
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| Ultimo aggiornamento Venerdì 23 Luglio 2010 16:21 |
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…non vi riducete gli ingaggi, la Reggina fallirà e la responsabilità sarà vostra!” E’ questa l’inquietante esclamazione che, Dio mai non voglia, potrebbe aleggiare in questi giorni in quel di Saint Christophe. Sappiamo, e qui non usiamo certo il condizionale, che il presidente Foti è giunto ieri sera nella sede del ritiro valdostano per sciogliere quei dubbi, con annesse problematiche, relativi ad un organico numericamente e, soprattutto, onerosamente eccessivo. Sappiamo, anche qui senza dubbio alcuno, che 36 giocatori sul groppone la Reggina non può permetterseli. Sappiamo anche che, di conseguenza, la Società è principalmente impegnata su due fronti: il primo è certamente quello di vendere i suoi pochi uomini che hanno mercato (Carmona, Brienza, Bonazzoli, Missiroli e Barillà, per esempio) ed il secondo è quello di ridurre drasticamente sia il tetto che il monte ingaggi.

