“L’ultimo bambino di Auschwitz”: la testimonianza di Oleg Mandic all’Openspace di Reggio Calabria

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(33) E’ lui, Oleg Mandic, l’ultimo bambino ad aver chiuso le porte di quell’inferno che era il campo di concentramento di Auschwitz. Oggi quel bambino di allora ha 86 anni, nato a Fiume italiana da famiglia triestina e il suo obbiettivo è quello di raccontare e quindi tramandare la propria storia alle generazioni future anche attraverso il suo libro “L’ultimo bambino di Auschwitz”.

Oleg era un bambino di 11 anni nel 1944 quando insieme a sua madre e sua nonna vennero arrestati e inseguito messi su un carro merci con destinazione Auschwitz, “All’inizio – racconta –nessuno sapeva dove fossimo diretti, vivevamo in condizioni disumane ma era solo l’inizio. Siamo entrati all’alba ad Auschwitz, hanno diviso gli uomini dalle donne, poi ci hanno denudati, io ero in mezzo a ottocento donne. Infine, ci hanno dato una striscetta di tela sulla quale era scritto il numero che veniva tatuato sul braccio”.

Oleg ritiene che la sua sopravvivenza sia dovuta in parte ad una certa dose di fortuna, per l’amore materno ma anche per il fatto che lui e la sua famiglia siano rimasti nel campo di concentramento solo 7 mesi; i nazisti infatti avevano programmato tutto nei minimi dettagli sottoponendo ai deportati un regime alimentare che garantisse loro una sopravvivenza di soli 8 mesi, morirono in migliaia. L’incubo sembrava essere finito, “Il 18 gennaio 1945 i tedeschi, prima di abbandonare il campo perché stavano arrivando i russi, si trascinarono appreso ottantamila prigionieri. Siamo rimasti in 7500, i russi quando sono arrivati ne hanno trovati meno di quattromila. La notte del 27 gennaio mi sono svegliato e al centro della baracca, davanti al fumaiolo di mattoni, ho visto un nugolo di donne attorno a un soldato russo che sembrava una specie di santo. Mia madre e mia nonna erano con me, vivi e liberi. Sono stato l’ultimo ad uscire da quel campo”.

Il 27 gennaio, il Giorno della Memoria in onore delle vittime dell’olocausto è una giornata importante che dovrebbe far riflettere affinché abomini come questi non si ripetano più. Come scrive Primo Levi: “Se comprendere è impossibile, ricordare è necessario”!

Nel corso dell’incontro Oleg racconta le sensazioni ed emozioni vissute da bambino e di come la sua vita sia poi proseguita, traendo da questa terribile esperienza degli insegnamenti.


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