Reggina: cercasi bomber disperatamente e… fiscalmente

Cerchiamo, qui, di capire quali sono i motivi (economici) che potrebbero indirizzare le attenzioni verso un calciatore straniero da parte di una società sportiva professionistica. Negli ultimi anni il quadro normativo è mutato, vediamo come:

  • con l’approvazione della Legge di bilancio 2017 (Legge 232/2016), inserendo un’opzione per i NEO-RESIDENTI, nel rispetto di determinati requisiti, prevede il pagamento di un’imposta forfettaria di 100mila euro (SOLO PER I REDDITI PRODOTTI ALL’ESTERO CON CLAUSOLE ANTIABUSO) per ciascun periodo d’imposta per cui viene esercitata. Il regime forfettario può essere esteso anche ad uno o più familiari in possesso dei requisiti, attraverso una specifica indicazione nella dichiarazione dei redditi riferita al periodo d’imposta in cui il familiare trasferisce la residenza fiscale in Italia o in quella successiva. In questo caso, l’imposta sostitutiva è pari a 25mila euro per ciascuno dei familiari ai quali sono estesi gli effetti della stessa opzione;
  • con la conversione in legge numero 58 del 2019 del decreto legge 34-2019 (A.S. 1354) cd. DECRETO CRESCITA prevede, nel rispetto di determinati requisiti, specifiche agevolazioni fiscali per l’attrazione in Italia di “capitale umano”, tra cui un regime ad hoc per gli sportivi professionisti incentivati a trasferire la residenza fiscale nel nostro paese a partire dal periodo di imposta 2020. I redditi prodotti dagli sportivi professionisti concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 50% del loro ammontare. Agli sportivi si applicano, inoltre, le norme di maggior favore previste in caso di almeno un figlio a carico e di acquisto di almeno un immobile residenziale. L’adesione al regime è su opzione e comporta il versamento di un contributo, destinato al potenziamento dei settori giovanili, pari allo 0,5% della base imponibile, che si ritiene coincidente con il 50% del reddito soggetto a tassazione.

Fatta questa doverosa premessa andiamo ad analizzare nel concreto quali siano i benefici per lo sportivo e per la società.

Per quanto concerne il primo punto i benefici fiscali sarebbero esclusivamente dello sportivo che vedrebbe applicata una FLAT TAX NEO RESIDENTI di 100mila euro, oltre 25mila euro per ogni familiare, per i redditi prodotti all’estero. Immaginiamo, situazione pre FLAT TAX, che lo sportivo abbia redditi annui prodotti all’estero per 1milione di euro sottoposti ad un’aliquota di tassazione del 51.95% (ad esempio quella danese) nel paese di origine o il 43% in Italia (applicheremo un’aliquota di tassazione massima fissa per facilità di calcolo, ma realmente le aliquote sono progressive in funzione del reddito), l’imposta che andrebbe a versare equivarrebbe a 519mila 500 euro nel paese di origine o 430mila euro in Italia. Con la FLAT TAX avrebbe un risparmio d’imposta annuo netto di 330mila euro, senza valutare gli eventuali vantaggi per i familiari a cui verrebbe applicata un’imposta sostitutiva di 25mila euro. Tutto ciò non fa che aumentare l’appetibilità dei club italiani.

Per quanto concerne il secondo punto (DECRETO CRESCITA) i benefici fiscali sarebbero esclusivamente della società che vedrebbe dimezzata l’irpef da versare per lo sportivo, in quanto la base imponibile per il calcolo dell’imposta verrebbe abbattuta al 50%, non al 30% o per le regioni del sud al 10% in quanto in sede di conversione in legge del decreto è stato posto un correttivo per gli sportivi.

Quindi per le società si presenterebbero due strade percorribili:

  • a parità di ingaggio netto avere dei costi di gestione più bassi rispetto ad un calciatore con residenza italiana;
  • a parità di costi di gestione poter offrire allo sportivo un ingaggio netto più alto che renderebbe più appetibile il club;

Ne consegue che tutte e due le strade sfocino in un vantaggio per la società, che vedrebbe diminuito il suo costo di gestione o in alternativa accresciuto il suo valore giocatore.

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Author: Redazione