Reggio di Calabria: Malaspina “Quale sarà il futuro del nostro territorio?”

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(677) Riceviamo e pubblichiamo. “Per assicurare il funzionamento dello Stato il governo italiano deve riuscire a piazzare sul mercato 257 miliardi solo in nuovi titoli di debito a medio e lungo termine. A differenza degli anni passati la Banca Centrale Europea, che comprò volumi di debito italiano pari praticamente a metà dei nuovi titoli a medio e lungo termine emessi, nel 2019 sarà in ritirata. Nel 2019 la BCE potrà riacquistare debito pubblico solo per rinnovare i titoli in scadenza che già detiene e che dovrebbero ammontare a circa 40 miliardi, meno di un quinto del volume di titoli a medio e lungo termine che l’Italia deve riuscire a collocare. In questo contesto si sta programmando la visita ufficiale del nostro Ministro dell’Economia a Pechino. Tria a Pechino cercherà di trovare nelle autorità cinesi nuovi investimenti sul debito italiano per andare a ricoprire la fuga degli investitori tradizionali, famiglie, banche e fondi italiani o esteri al fine di evitare il rischio di una forte risalita del costo del debito. Da parte sua la Cina punta a coinvolgere l’italia nel progetto della sua “Belt and Road Initiative”, un progetto di infrastrutture lungo le rotte commerciali globali; non è più un segreto, a tal proposito l’interesse per i porti del sud come approdi in Europa per i mercantili in arrivo dalla Cina; in Grecia una società pubblica di Pechino opera nel porto del Pireo e un’altra ha investito nella rete elettrica, in Portogallo i cinesi sono protagonisti nell’energia e nella finanza. Sin qui, è quanto in sintesi si apprende da un articolo del corriere della sera del 14.08.18 a firma di Federico Fubini. Visto lo scenario economico/commerciale che si delinea, visti gli interessi geopolitici che vanno acclarandosi ci chiediamo se l’attuale classe dirigente che amministra la nostra regione e la città metropolitana sia in grado (considerati i risultati ad oggi ottenuti) di saper difendere e portare avanti a Roma gli interessi e le aspirazioni del nostro territorio al fine di evitare, come spesso accaduto in corsi e ricorsi storici, di divenire terra di conquista venduta al migliore offerente (si pensi ad esempio al porto di Gioia Tauro con tutto l’indotto e quindi le ricadute sul territorio in termini di viabilità, trasporti commerciali, ecc.). Quale sarà il futuro del nostro territorio? La paura di andare a studiare il cinese ci attanaglia”. Nicola Malaspina, Centro Studi Tradizione e Partecipazione.

 

 


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