Caos rifiuti, il monito di Tripodo: «Denunciare chi non differenzia»

Il segretario metropolitano dei Giovani Democratici sull'emergenza ambientale in citta: «Un modello per una generazione che vuole rispetto»
Il segretario metropolitano dei Giovani Democratici sull'emergenza ambientale in citta: «Un modello per una generazione che vuole rispetto»

«Se ci fermiamo a discutere di rifiuti dobbiamo considerare il particolare periodo storico nel quale, anche il nostro territorio, è costretto a confrontasi con questo problema». Così in una nota il segretario metropolitano dei Giovani Democratici Katia Tripodo. «Se, da un lato, è vero che i Comuni della Città metropolitana stanno facendo ogni sforzo per cercare di rientrare dal debito con la Regione per quanto riguarda le tariffe di conferimento in discarica, da un altro punto di vista è verissimo che il livello di produzione di immondizia ha raggiunto livelli di esasperazione in tutto il Pianeta». 

Per Tripodo si tratta di «Un fenomeno globale che, purtroppo, ogni persona affronta e percepisce in modo diretto. La sfida del “rifiuto zero”, pur apparendo ancora lontana dall’essere vinta, deve essere l’orizzonte per ogni cittadino. Una città pulita e decorosa, prima di tutto, dipende da noi, dai nostri comportamenti quotidiani. Gli Enti pubblici possono e devono metterci nelle condizioni di usufruire di servizi più agevoli, ma è dai noi che dipende il futuro dei nostri figli. Limitare al massimo l’uso della plastica “usa e getta” è il primo passo che dobbiamo compiere e, in questo senso, bene ha fatto il Comune di Reggio Calabria a promuovere e sposare la causa del “Plasitic Free”. Ma, ancora più fondamentale – e lo si dice per quanti ancora si ostinano a storcere il naso – è la scelta di promuovere ed organizzare una raccolta differenziata cosiddetta “spinta” che, se può essere migliorata, è impossibile ricacciarla indietro. E’ un fatto di progresso e civiltà».

«Oggi, i disagi maggiori derivano dallo smaltimento di umido ed indifferenziato perché, come è noto, la Regione ha chiuso la possibilità di far conferire negli impianti privati. Ecco, provate un secondo ad immaginare se non fosse esistito questo tipo di “raccolta differenziata” con i cassonetti deputati a raccogliere di tutto, compresi plastica, carta, catone, oli esausti, batterie, etc. Avremmo avuto montagne di spazzatura e visto discariche di proporzioni immani raggiungere i piani più alti dei palazzi. Ancora fresche ed incancellabili, infatti, sono le immagini di quando – negli anni del commissariamento – la crisi dei rifiuti aveva raggiunto il suo acme, fintanto da attirare le attenzioni delle televisioni nazionali che trasmettevano, al mondo intero, scorci di degrado assoluto fortunatamente divenuti, adesso, solo tristi ricordi. Bene ha fatto quindi il sindaco Falcomatà con la sua amministrazione a puntare sulla scelta della raccolta differenziata porta a porta, che oggi ci consente di tamponare una situazione emergenziale che sarebbe stata disastrosa in assenza di questo strumento, ed al contempo richiamare ognuno alle proprie responsabilità, perchè è chiaro che sulla questione la Regione deve dare risposte e non può pensare di scaricare sui sindaci le responsabilità di 20 anni di Commissariamento e di scelte fallimentari».

«Allora, prima di puntare gli indici contro qualcuno, dobbiamo guardare in casa nostra e domandarci come e cosa stiamo facendo perché tutto quello non possa più ripetersi. Rispettiamo la città. Denunciamo chi non differenzia i rifiuti e li abbandona in strada. E’ un dovere per noi ma, soprattutto ed un modello per una generazione che vuole rispetto».