San Lorenzo e Condofuri: non funziona il depuratore consortile e un corso d’acqua puzzolente finisce nel mare

Reggio Calabria, la denuncia del Laboratorio territoriale permanente di Condofuri e San Lorenzo e Serac Salvataggio e recupero animali Calabria
Reggio Calabria, la denuncia del Laboratorio territoriale permanente di Condofuri e San Lorenzo e Serac Salvataggio e recupero animali Calabria

«Negli ultimi mesi un corso d’acqua puzzolente, densa e scura come la pece, si dirigeva verso il mare giovandosi dell’alveo del torrente Agrifa , al confine meridionale dei comuni di San Lorenzo e Condofuri, ma incontrando a un certo punto, all’altezza della spiaggia, un arcigno argine naturale era costretto a ristagnare distribuendosi equamente sull’arenile dei due limitrofi fronti costieri, in una striscia lacustre suggestiva quanto fetente lunga diverse centinaia di metri e ragguardevole anche per larghezza e profondità». Lo scrivono in una nota Laboratorio territoriale permanente di Condofuri e San Lorenzo e Serac Salvataggio e recupero animali Calabria.

«Bisogna precisare, per rigore di cronaca, che da anni la località tende a offrire con una certa frequenza al visitatore occasionale e agli indigeni ormai assuefatti al fenomeno esperienze estreme per l’olfatto e la vista perché ha contratto la cronica malattia del cattivo funzionamento del depuratore consortile, fiore all’occhiello delle amministrazioni municipali di Condofuri, San Lorenzo, Melito Porto Salvo e Bagaladi del passato e del presente. Quelle attualmente in carica nei primi due comuni, nel “quadro delle attività di ripristino del funzionamento dell’impianto” (peraltro reduce da qualche anno di sequestro giudiziario) hanno deciso di concerto la distruzione dell’argine al fine di perseguire il prosciugamento del bacino per la gioia degli ecosistemi marini, adottando quindi la collaudata tecnica descritta dalla locuzione “nascondere la polvere sotto il tappeto”.

Una ruspa rampante e rombante, libera di muoversi in lungo e in largo in quel tratto della Zona speciale di conservazione “Fiumara Amendolea”( che, sempre per dovere di cronaca, essendo stata riperimetrata solo nel 2017, essendo caduta tra il capo e il collo di un contesto per nulla abituato agli habitat da tutelare, presenta ancora al visitatore l’aspetto della ZSD, Zona speciale di distruzione), ha operato indefessamente il 29 maggio nel tentativo di raggiungere l’obiettivo indicato dai generali di questa battaglia i quali, nel fervore della lotta, si sono dimenticati di informare preventivamente la popolazione su quanto stava per succedere.

Solo dopo, con ordinanze postume recanti la data dello stesso 29 maggio, quando ormai i bagnanti si erano bagnati, i sindaci di San Lorenzo e Condofuri hanno partorito sugli albi pretori dei loro comuni un bel divieto di balneazione valevole quarantotto ore. Ma il nero e minaccioso bacino si è svuotato parzialmente, diffondendo grazie alle correnti il suo contenuto sulla costa, poiché nel giro di due giorni l’argine si è riformato giovandosi di sabbia sospinta dalle onde diventate all’improvviso turbolente e sediziose.

Le ha mandate il mare dicendo col suo linguaggio: “Signori amministratori, voi questa porcheria dovete rimetterla con un’autobotte nel depuratore finalmente in corso di riparazione, ché qui non abbiamo sistema sanitario e tutti i pesci destinati anche alle vostre tavole e alle vostre panze si stanno inquinando e ammalando, come la fauna terrestre frequentatrice dei laghi fognari simili a quello che mi stavate mollando a me. Ma io non posso risolvervi tutti i problemi in cui vi cacciate, perciò cominciate a mandarmi acqua decentemente depurata senza cambiare mai rotta, in caso contrario andate ad amministrare un circolo ricreativo, più adatto alle capacità che avete finora dimostrato”.


E noi stessi, che non possiamo essere privi di diplomazia e senza peli sulla lingua come il mare, cioè l’azionista di maggioranza dell’ecosistema terrestre, concludiamo questa nota rivolgendo alle Amministrazioni locali alcune umili domande, aspettandoci pubbliche, pronte, soddisfacenti e tranquillizzanti risposte:
Il sistema di depurazione è realmente, come risulta a un approccio empirico, gravato da problemi strutturali che si trascinano da anni? Sarebbe allora giusto adottare trasparenza in merito alle difficoltà e strategie rapide ed efficaci che affrontino in primo luogo le cause della questione, fornendo ai cittadini dati scientifici e progettuali. Suggeriamo a questo proposito, se proprio non si vuole prendere in considerazione la possibilità di affidarci alla fitodepurazione, di promuovere la separazione delle acque meteoriche, che devono finire nelle impoverite falde idriche, dai reflui urbani; sono state effettuate analisi delle acque del bacino prima dell’apertura dell’effimero canale nato e morto tra il 29 e il 30 maggio?
Sono state effettuate analisi delle acque marine per commisurare i divieti di balneazione ai dati emersi o che emergeranno?
Sono state richieste, prima di mettere in moto la ruspa, consulenze e autorizzazioni di enti preposti alla tutela della salute e dell’ambiente e ai compiti di gestione e vigilanza della Zona speciale di conservazione? Il mare va guardato in faccia senza essere costretti ad abbassare gli occhi per la vergogna, e vi auguriamo, amministratori nostri, di poterlo presto fare di nuovo, incrociando orizzonti infiniti che aprono la mente e il cuore.