giovedì,Aprile 15 2021

Discarica Melicuccà, Ranuccio frena ma Zampogna incalza

Il sindaco di Palmi, nonché consigliere metropolitano, ha scritto una lettera all’assessore regionale all’Ambiente chiedendo di bloccarne l’apertura, mentre il capogruppo di opposizione preannuncia una nuova emergenza rifiuti prima dell’estate

Discarica Melicuccà, Ranuccio frena ma Zampogna incalza

di Agostino Pantano – Due sindaci, con altrettante iniziative – in un caso dal sapore politico assai amaro – riaccendono i riflettori sulla discarica di Melicuccà. Giuseppe Ranuccio, primo cittadino di Palmi e consigliere metropolitano delegato al Turismo, e Giuseppe Zampogna – capogruppo di Forza Italia nello stesso Ente – hanno scritto rispettivamente una lettera e una interrogazione, atti che, partendo da posizioni politiche opposte, finiscono per mettere in dubbio la pianificazione di un intervento che invece a Palazzo Alvaro salutano come la panacea di tutti i mali.

«Chiediamo all’assessore regionale all’Ambiente – spiega Ranuccio – anche alla luce del suo storico impegno contro il malaffare, di bloccare l’intenzione di aprire la discarica di Melicuccà». Questa posizione, che il sindaco motiva con il rischio determinato dalla vicinanza dell’impianto all’acquedotto consortile, viene esplicitata – chiarisce Ranuccio – «in accordo con Falcomatà e la maggioranza, ai quali abbiamo consigliato prudenza». Da un lato quindi riprendono i lavori nell’impianto di contrada La Zingara, dall’altro li si vuole fermare «in attesa che il Cnr si esprima sulle analisi che abbiamo chiesto», conclude Ranuccio, ma non meno tenero è il consigliere forzista.

«Chiediamo a Falcomatà – rimarca Zampogna – che ci spieghi a che punto sono i lavori nelle tre discariche di servizio individuate, già nel 2019 dalla Regione, a Melicuccà, Motta San Giovanni e Siderno, perché a noi risulta che nulla di definitivo è stato fatto dopo la diffida della Regione, allo stesso modo per il programmato impianto di smaltimento per la frazione umida, per il quale non è stato individuato né il sito né la fonte di finanziamento». Insomma, un fallimento che – terminato il conferimento in Puglia degli scarti prodotti dagli impianti di selezione – rischia di far ripiombare l’Ato reggino nella emergenza di sempre.

«Purtroppo – prosegue Zampogna – di questo passo già prima dell’estate avremo per le strade le scene di sempre». Esecuzione in alto mare, pianificazione politica che procede non senza contraddizioni interne alle parti e, a legislatura regionale agli sgoccioli, sistema che torna alla casella di partenza. «Il solito cappio dei privati che determinano le regole – conclude Zampogna – con la tariffa arrivata a 219 euro a tonnellata per lo smaltimento dell’indifferenziata e a 150 euro per l’umido».

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