domenica,Giugno 20 2021

Acquario nel museo del mare, Lega antivivisezione: «Idea anacronistica e assurda»

L’associazione animalista: «Una crudeltà inutile nei confronti dei pesci e uno spettacolo diseducativo per i bambini che induce al disconoscimento dei messaggi di sofferenza degli animali»

Acquario nel museo del mare, Lega antivivisezione: «Idea anacronistica e assurda»

L’idea di mettere un acquario all’interno del Museo del mare a Reggio Calabria suscita le protesta del gruppo attivo reggino della Lav. Una scelta che appare assurda e anacronistica l’ennesima prigione per animali giustificata nel nome della cultura e del turismo. Nello specifico si tratterebbe di una struttura indipendente, della superficie di circa 5.000 metri quadri e collegata al Museo, in cui dovrebbe prendere forma (secondo il progetto) un grande acquario.

«Si tratta di un discorso anacronistico come abbiamo spiegato – afferma Davide Cartisano del gruppo di Reggio della Lav – attrarre le persone richiudendo degli animali ingabbia: che sia un circo, che sia uno zoo, un delfinario o un acquario. Le più basilari norme etologiche d cui parlano le direttive Cites, i veterinari di tutto il mondo spiegano che gli animali devono essere liberi nel loro ambiente naturale. Costringerli ad una vita in gabbia non può che portare loro stress. E ci sono anche degli studi scientifici a conferma di ciò. Si parla dunque di una crudeltà inutile».

Il regolamento comunale su circhi e spettacoli viaggianti

Il “no” all’acquario nel museo del mare si riallaccia al lungo iter del regolamento comunale sui circhi e spettacoli viaggianti. «Anni fa – prosegue nel racconto – ci siamo occupati della questione come “ReggioVeg”, abbiamo raccolto settecento firme in una settimana per una petizione popolare. Nell’ottobre del 2016 siamo stati ricevuti dalla commissione consigliare politiche sociali che ci ha proposto di scrivere una modifica per il regolamento dell’attendamento circhi.

C’è da dire che le associazioni animaliste con cui abbiamo contatti, anche al nord, in genere si porta dei suggerimenti su come modificare il regolamento, ma sono i tecnici del comune a fare le modifiche opportune. Dopo esserci documentati, a inizio 2017 abbiamo consegnato questa modifica del regolamento che include le norme più basilari, ossia le direttive Cites già nei regolamenti di tante città italiane. Quindi nessun pericolo di andare incontro a ricorsi al Tar.

Davide Cartisano

 Consegnato questo regolamento, grazie al supporto del consigliere Antonio Ruvolo, abbiamo atteso e chiesto informazioni tramite pec, richieste formali e informali. Ci siamo rivolti ad un avvocato di un’associazione che si occupa di crimini contro gli animali per avere delle risposte. Dopo diversi mesi riceviamo la risposta che il regolamento è stato approvato dalla Commissione statuto e regolamenti e che manca il voto finale del consiglio comunale. Nel frattempo il consiglio si è rinnovato, abbiamo avuto una interlocuzione informale col sindaco, mi ha detto di essere contro i circhi ma ancora siamo qui ad aspettare che il regolamento sia approvato. Si è rinnovato il consiglio, abbiamo scritto di nuovo perché le modifiche vengono approvate ma non abbiamo ricevuto risposte. Sembra che adesso si debba tornare all’approvazione da parte della commissione statuto e regolamenti».

Uno spettacolo diseducativo

La crudeltà inutile nei confronti dei pesci da un lato alla quale si aggiunge lo spettacolo diseducativo per i bambini che induce al disconoscimento dei messaggi di sofferenza degli animali.

«C’è un documento redatto dalla psicoterapeuta Annamaria Manzoni in cui gli psicologi esprimono “motivata preoccupazione rispetto alle conseguenze sul piano pedagogico, formativo, psicologico della frequentazione dei  bambini di circhi, manifestazioni e spettacoli in cui vengono impropriamente tenuti e impiegati animali. I casi in cui gli animali sono privati della libertà, mantenuti in contesti innaturali e in condizioni non rispettose dei loro bisogni, costretti a comportamenti contrari alle loro caratteristiche di specie.

Tali contesti – spiega il documento – lungi dal permettere ed incentivare la  conoscenza per la realtà animale, possono essere veicolo di una educazione al non rispetto per gli esseri viventi, indurre al disconoscimento dei messaggi di sofferenza, ostacolare lo sviluppo dell’empatia, che  è fondamentale momento di formazione e di crescita, in quanto sollecitano una risposta incongrua, divertita e allegra, alla pena, al disagio, all’ingiustizia”».

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