domenica,Giugno 20 2021

La tomba ellenistica è di nuovo una discarica nonostante la pulizia

Monumenti dell’antichità che, in posti lontani dalla città dello Stretto, si farebbero ore di fila per visitare, da noi diventano ricettacolo di rifiuti

La tomba ellenistica è di nuovo una discarica nonostante la pulizia

Se non ci fosse un cartellone a delimitarne l’inizio non si potrebbe mai capire di trovarsi di fronte ad un’area archeologia. Stiamo parlando della tomba ellenistica, collocata in via Demetrio Tripepi in pieno centro a Reggio Calabria. Vi avevamo raccontato lo scorso anno una storia di degrado ed abbandono. Invece di migliorare la situazione è totalmente precipitata.

Come mostrano le immagini la rampa d’accesso di via Tripepi era completamente ostruita dalla spazzatura. Davanti c’era un enorme cumulo di rifiuti e altri abbandonati circondavano parte del perimetro esterno della tomba. Negli spazi interni più ampi la vegetazione era lasciata libera di proliferare, tanto che risultava impossibile accedere ai gradini del teatro della struttura piena di erbacce da non poter neanche passare. A chiudere le rampe che portano verso l’esterno altri cumuli di spazzatura.

Ma la situazione è cambiata grazie all’intevento dei ragazzi di Forza Italia giovani che, con l’ausilio di un mezzo Avr per caricare la spazzatura, si sono fatti carico di ripulire il posto e questo è il risultato. Un’attività che hanno fatto autotassandosi per acquistare tutto il materiale necessario alla rasatura dell’erba, alla pulizia generale ed alla raccolta di materiale di risulta e immondizia. Un lavoro faticoso e durato circa sei ore. Il sito comunque sembrava essere tornato a disposizione die cittadini dopo molti anni di abbandono.

Purtroppo con un sopralluogo abbiamo appurato che altri rifiuti sono stati depositati nuovamente all’ingresso. È vero che a Reggio sono abbandonati da una parte dalle non cura delle istituzioni, monumenti dell’antichità che, in posti lontani dalla città dello Stretto, si farebbero ore di fila per visitare da noi diventano ricettacolo di rifiuti. Luoghi (come anche l’area Griso Laboccetta) ripetutamente violentati dall’inciviltà. Perché i rifiuti da soli non si materializzano in ogni angolo. Di fronte a questa mancanza di amore dei reggini stessi per i doni che ci ha lasciato l’antichità un esame di coscienza collettivo servirebbe a ben poco.

Chi c’era sepolto nella tomba?

Nel luglio 1957, durante i lavori per l’apertura del nuovo tratto di strada che prolungava verso nord la via Demetrio Tripepi, strada che fino a qualche tempo fa si denominavano appunto “prolungamento via Tripepi”, ed è oggi denominata “via Luigi Aliquò Lenzi”, arrivati quasi all’angolo con la “via cardinale Gennaro Portanova”, che è la copertura del torrente Caserta, a monte del ciglio stradale, emerse la presenza di una tomba antica. Fu una scoperta molto interessante, perché il sepolcro si presentava in forma quasi monumentale, come una tomba camera con copertura a volta, in mattoni, ed era perfettamente conservata, intatta, così come l’avevano chiusa i suoi costruttori.

Per la sua forma caratteristica, fu datata dal soprintendente Alfonso de Francini uscisse, recatosi sul posto alla notizia del rinvenimento, come una sepoltura di età ellenistica, cioè tra il IV ed il II secolo a.C. Datazione confermata allorquando, rimossi i capitellini votivi deposti davanti alla tomba e i grossi mattoni di chiusura, vennero in luce, insieme ai resti di un defunto di sesso maschile, anche molti oggetti in ceramica  – vasetti e ciotole a vernice nera – e uno ‘strigile’ di ferro. (Da “Francesco Arillotta, Repertorio della carta archeologica di Reggio Calabria, Klearkos 2010”).

Quest’ultimo reperto, usato dai lottatori per detergere si dell’olio e della polvere, consentì di dedurre che il defunto doveva essere stato un atleta. La struttura funebre ricadeva nell’ambito della grande area interessata da numerosi seppellimenti di quell’epoca, che si estendeva dalla sponda destra del torrente Santa Lucia  (oggi coperto dalle vie Giuseppe pellegrino e Domenico Romeo) fin oltre, appunto, il torrente Caserta. Soprintendenza archeologica e Comune di Reggio Calabria decisero di lasciare in situ la costruzione, lasciandole attorno anche un’area di rispetto, oggi occupata da una struttura a gradoni semicircolare, destinata a spettacoli all’aperto. Accanto alla tomba fu scoperto un piccolo pozzo.

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