lunedì,Settembre 28 2020

COVID 19. LETTERE A MIA MADRE – 5. Si fa presto a dire pandemia

Sensazioni, paure e speranze ai tempi del Coronavirus, nelle lettere che Valeria indirizza a sua madre. Il racconto di una quotidianità radicalmente cambiata dalla pandemia

COVID 19. LETTERE A MIA MADRE – 5. Si fa presto a dire pandemia

Di Valeria Guarniera

Si fa presto a dire pandemia, mà.

P come “prudenza”. Quella che serve ora, in questo timido nuovo inizio affamato di normalità. Si fa presto a dire “pandemia”, mà.

A di “ansia”. Ce l’abbiamo in testa, mentre ci perdiamo tra ragionamenti e congetture sulla reale opportunità di aprire, specie in alcune zone. Ci anima il cuore, a braccetto con la paura. Ci domina il corpo, nell’andatura lenta e schiva di chi ha dimenticato cos’è la libertà. Si fa presto a dire “pandemia”, mà.

N come “necessità”. Quelle  che abbiamo riscoperto. Quelle che abbiamo confermato. Quelle che ci hanno sorpreso… vSi fa presto a dire “pandemia”, mà.

D appartiene al dolore. Per i morti senza funerale. Per gli anziani relegati in prigioni dorate che sono diventate trappole. Per la solitudine degli ultimi, soli… dimenticati. Sì fa presto a dire pandemia, mà. 

E mi fa pensare agli eroi. Quelli con un camicie al posto del mantello: le corsie degli ospedali il loro campo di battaglia. Il rispetto per le regole, un alleato sicuro. L’arroganza dei presunti invincibili, il vero nemico da battere. Si fa presto a dire pandemia, mà. 

M appartiene al mare ed alla sua mancanza. L’ho messo sul display del telefonino, e mi riempie gli occhi. Ne parlo con chi mi sta accanto: quel blu fa da sfondo alle nostre vite. Lo sogno, talvolta: ma senza averlo davanti, mi sento persa. Si fa presto a dire pandemia, mà. 

I ce l’hanno in tasca gli imbecilli. Gli impuniti. Irrispettosi con in mano un drink a festeggiare nelle piazze, mentre qualcuno ancora muore.  Ci vorrebbe rispetto. Discrezione. Almeno un parte di senso del pudore. Si fa presto a dire pandemia, mà.

A come gli abbracci che torneremo a darci. Come l’amore che ci ha tenuto uniti. Come quell’accenno di sorriso, nascosto dietro la mascherina, per l’emozione di ricominciare a vivere.  Si fa presto a dire pandemia, mà.