venerdì,Novembre 27 2020

L’allarme del procuratore Paci sui beni confiscati alla mafia

Il procuratore è andato al cuore del doppio problema che scaturisce dalla legge promossa da Libera auspicando che vi siano persone sempre più credibili

L’allarme del procuratore Paci sui beni confiscati alla mafia

Di Agostino Pantano – Parla con tono addolorato, ma senza addolcire la pillola amara, il procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, Gaetano Paci, ospite a Polistena per la presentazione di un libro sulla gestione dei beni confiscati.

Il magistrato ha additato le mele marce che in Sicilia sono sotto processo perché, da giudici, tenevano in piedi un sistema clientelare, là dove invece avrebbero dovuto favorire un riutilizzo virtuoso del patrimonio dei clan.

Ombre che non nascondono le tante belle storie di 800 tra cooperative, parrocchie e associazioni, che in Italia hanno ridato funzione sociale ai beni, raccontate nel libro che il giornalista Toni Mira ha scritto con Alessandra Turrisi.

Il procuratore è andato al cuore del doppio problema che scaturisce dalla legge promossa da Libera, intanto sull’autocontrollo dello Stato auspicando che vi siano persone sempre più credibili, ma poi anche sullo strumento Agenzia nazionale che, ha lamentato, non viene messa nelle condizioni di essere efficace.

Il giornalista Michele Albanese ha ricordato che proprio a Polistena nacque Valle del Marro, la prima cooperativa che in Calabria ha gestito terreni dei clan.

Esempio positivo di nuova vita, come il palazzo che ha ospitato il dibattito che, ha ricordato il referente territoriale di Libera, don Pino Demasi, ospita tutti i giorni persone di diverse età coinvolte in diversi progetti.

Serve, è stato detto da tutti i relatori, una nuova responsabilità politica, che per Paci deve servire anche a tamponare alcune critiche che arrivano dal mondo della cultura.