sabato,Dicembre 5 2020

Reggio piange Antonino Candido. Una vita fra amore e passioni

Dal 2017 Nino era entrato nei vigili del fuoco dopo una parentesi nell'esercito. Diplomato al "Righi", poco più di un anno fa aveva coronato il suo sogno sposando Elena

Reggio piange Antonino Candido. Una vita fra amore e passioni

Un angelo che non conosce paura. Nino era uno di quelli. Un vigile del fuoco innamorato della vita e del suo lavoro che viveva come una missione, grazie all’esempio del padre. Ma ancor più forte era l’amore per la sua compagna di vita, Elena, con la quale aveva coronato il sogno del matrimonio solo un anno fa. E poi ci sono loro, i suoi due figli pelosi, i due cani che certamente non smetteranno di aspettare il suo rientro. È una vita spezzata che lascia dietro di sé solo lacrime e dolore. Una vita strappata via all’improvviso. Il tempo di una deflagrazione che non gli ha lasciato scampo. Non era uno sprovveduto, Nino. Un volto sempre sorridente ed uno sguardo da eterno bravo ragazzo. In quella cascina ci era andato perché c’era odore di gas. Ha osservato tutto ciò che le norme prevedono. Quello che, invece, nessuno poteva immaginare è che lì, in quel luogo di morte, qualcuno aveva probabilmente pensato di far esplodere tutto. Nino Candido aveva solo 32 anni. Diplomato all’istituto “Righi”, con un passato nell’esercito, la passione per il basket ed i tatuaggi. E poi il tifo per il Milan, la sua squadra del cuore. Nel 2017 il tanto agognato passaggio nei vigili del fuoco. Del suo lavoro amava tutto: l’adrenalina, la sfida, l’emozione di salvare vite e non aveva paura di mettere a rischio la sua vita per farlo. È morto nel compimento del suo dovere e, mentre le indagini proseguono aprendo nuovi inquietanti scenari, tutta la città rivolge un pensiero a un concittadino scomparso troppo presto. 

Il coraggio di Nino rimarrà indelebile così come la sua voglia di vivere e godere la quotidianità di quella famiglia che aveva appena iniziato a costruire. Ma la morte era qualcosa con cui Nino aveva già imparato a fare i conti. Conosceva i rischi del suo mestiere, che lui definiva passione. Lo aveva lasciato impresso sulla sua pagina facebook solo qualche mese fa. Il suo pensiero lo aveva affidato ad un post: “Quanto vale la vita di un vigile del fuoco? Quando si accorgeranno di noi e del lavoro pericoloso che facciamo? Lavoriamo in silenzio e abbiamo imparato a morire senza fare troppo rumore. Per quanto tempo ancora”.
Un post che oggi suona come un terribile presagio. Si fa fatica ad immaginare Nino lì, inerme, andare incontro al quel maledetto destino. Oggi la sua famiglia piange una morte improvvisa ed inattesa. Lo piange anche la città di Reggio Calabria, dove Nino era nato e cresciuto e dove in tantissimi gli volevano bene. Chi lo conosceva lo descrive come un ragazzo straordinario, di quelli che bisogna incontrare nella vita. La sua scomparsa lascia sgomenti e rinnova quell’interrogativo che Nino si poneva qualche tempo fa: per quanto ancora?