venerdì,Novembre 27 2020

‘Ndrangheta, cinquanta madri chiedono aiuto per i loro figli

Al Miur la firma del protocollo ‘Liberi di scegliere’ tra i ministri e gli uffici giudiziari reggini, per proteggere chi decide di affrancarsi dalle logiche criminali

‘Ndrangheta, cinquanta madri chiedono aiuto per i loro figli

Cinquanta madri che chiedono aiuto per i loro figli, che per loro vogliono una vita diversa. È stato firmato ieri al Miur il protocollo ‘Liberi di scegliere’, finalizzato a garantire una concreta alternativa di vita ai minori provenienti da famiglie inserite in contesti di criminalità organizzata. il protocollo ha come ratio la costituzione di una rete di supporto (educativa, psicologica, logistica, scolastica, economica e lavorativa), nei contesti di criminalità organizzata della provincia di Reggio Calabria, ai minori e ai nuclei famigliari per garantire concrete alternative di vita.

L’intesa, sottoscritta tra ministri e uffici giudiziari della città di Reggio Calabria, accompagnerà i ragazzi fino alla completa integrazione in una nuova realtà. L’accordo è stato stato siglato dal ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, con i colleghi della Giustizia, Alfonso Bonafede, e delle Pari Opportunità, Elena Bonetti, il Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Federico Cafiero De Raho, i capi della procura e della procura per i minorenni di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri e Giuseppina Latella, il presidente del tribunale dei minori della stessa città, Roberto Di Bella, il segretario della Cei, monsignor, Stefano Russo, e don Luigi Ciotti, presiedente di Libera. Tutti soggetti che si impegnano, ciascuno per la propria parte, a garantire a minori, già finiti sotto la lente della giustizia, valide alternative di vita. Un ruolo fondamentale in questo percorso è quello delle madri, delle donne che decidono di dissociarsi dal contesto ‘ndranghetistico. «Sono le mamme che da sole, in modo silenzioso, si avvicinano ai magistrati per trovare per loro e i loro figli un’alternativa – spiega Cafiero de Raho – 25 donne si sono già fatte avanti e sono state portate fuori dal contesto ‘ndranghetista, mentre altre 25 sono in attesa. L’intervento dei ministri e della Cei consente di guardare al progetto per il futuro come un grimaldello che cerca di scassinare un sistema chiuso. La ‘ndrangheta si sgretolerà quando si capirà che al di fuori ci sono prospettive di miglioramento. I criminali ci saranno sempre ma non sarà il sistema criminale di oggi». Per il ministro Fioramonti «La lotta alla criminalità è complessa – ma è importante- la sfida di ricreare un contesto familiare per ragazzi che si trovano a nascere in contesti affettivi che non fanno il loro bene. Ed è compito dello Stato ricreare le condizioni per permettere a tutti i ragazzi e le ragazze di fiorire». Un protocollo che, per il ministro Bonafede «sancisce la dimensione più bella giustizia, quella più alta. Sbagliamo se pensiamo alla giustizia nel perimetro in un’aula di tribunale. Giustizia è legalità, è formare le giovani generazioni a vivere in maniera onesta e libera – ed ancora – Dobbiamo far capire che si possono recidere i legami con la ‘ndrangheta. L’ambizione è dare speranza a chi non l’ha mai avuta». Infine «Il fatto che assicuriamo un’alternativa ai minori che vivono in contesti di criminalità organizzata o che siano vittime della violenza mafiosa e che la assicuriamo anche ai familiari che escono dalle logiche criminali – ha sottolineato la ministra Bonetti -, credo ci porti al cuore di ciò che è il senso più alto delle istituzioni che abbiamo l’onore di rappresentare».