martedì,Novembre 24 2020

Sequestro a noti imprenditori, sigilli a beni per 200 milioni

Reggio, operazione interforze fra Carabinieri, Dia e Guardia di Finanza su disposizione della Dda guidata da Bombardieri. Il provvedimento scaturisce dall'inchiesta "Monopoli"

Sequestro a noti imprenditori, sigilli a beni per 200 milioni

Militari dei Comandi Provinciali della Guardia di Finanza e dei Carabinieri di Reggio Calabria, unitamente a personale del locale Centro Operativo della Direzione Investigativa Antimafia, e del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza, con il coordinamento della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal Procuratore Capo Giovanni Bombardieri, stanno eseguendo il sequestro su compendi societari, beni mobili e immobili, nonché rapporti finanziari per un valore complessivo stimato superiore a 200 milioni di euro riconducibili a noti imprenditori indiziati di appartenenza/contiguità alle più importanti cosche del capoluogo. 

Maggiori particolari saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle 10 alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria.

L’inchiesta originaria

Il sequestro odierno prende le mosse dall’inchiesta “Monopoli” che, il 9 aprile del 2018, portò all’esecuzione di un provvedimento cautelare nei confronti di quattro noti imprenditori reggini: Carmelo Ficara, titolare di un’impresa di costruzioni, il socio Francesco Andrea GiordanoMichele e Giuseppe Suraci, padre e figlio titolari del “Bingo” di Reggio Calabria. Le successive indagini si chiusero con una richiesta di rinvio a giudizio avallata dal gup. Oggi, in primo grado, vi è un processo aperto.

Le accuse e il processo

Di 416 bis pieno sono accusati Andrea Francesco Giordano e Michele Surace. Per i pubblici ministeri, infatti, in qualità di partecipi, i due avrebbero offerto un «concreto e stabile contributo per il perseguimento degli scopi associativi». A tal fine avrebbero assunto il ruolo di «imprenditori di riferimento» della cosca Tegano e delle altre famiglie di ‘ndrangheta; avrebbero interloquito con esponenti apicali delle varie articolazioni territoriali – fra cui i Tegano e la frangia milanese dei Libri – concordando le strategie operative per investire i proventi illeciti e assicurare la partecipazione delle consorterie nel settore immobiliare e del gioco del bingo. Il tutto avvalendosi della forza d’intimidazione derivante dall’associazione mafiosa, per lavorare in condizione di monopolio. La contestazione, fra l’altro, è con l’aggravante dell’associazione armata e quella di aver finanziato le attività economiche con il prezzo, il prodotto o il profitto dei delitti.

L’intestazione fittizia del bingo e delle imprese

La seconda contestazione riguarda l’intestazione fittizia del bingo di Reggio Calabria, situato nel quartiere Pentimele, nel cuore degli affari delle ‘ndrine di Archi. Dell’accusa di “12 quinquies” devono rispondere Michele Surace, Andrea Francesco Toscano, il boss Giovanni Tegano, Bruno Mandica, Giuseppe Surace e Veneranda Suraci. L’attribuzione fittizia sarebbe stata attribuita a Bruno Mandica, titolare delle quote della società “Michele Surace e Bingo srl unipersonale” con sede legale a Roma e materialmente attiva a Reggio Calabria. Gli indagati avrebbero occultato la reale titolarità in capo a Michele Surace, Andrea Francesco Giordano e Giovanni Tegano, ritenuti «soci di fatto e finanziatori dell’iniziativa imprenditoriale».

Sempre in tema di intestazione fittizia, Michele Surace e Demetrio Modafferi devono rispondere del reato con riferimento alle quote della società “Construction Italy srl” con sede legale a Roma. Del medesimo reato devono rispondere Michele Surace, Giuseppe Surace e Gaetano Hermann Murdica, con riferimento alla società “Coedil srl” con sede a Reggio Calabria. Dell’intestazione fittizia delle quote della “Essegi Costruzioni srl” devono invece rispondere Andrea Francesco Giordano, Giuseppe Giordano, Giorgio Giordano e Demetrio Modafferi. Sempre Andrea Francesco Giordano e Giorgio Giordano rispondono dell’intestazione fittizia della “G. G. Edilizia di Giordano Giorgio”.

Il concorso esterno di Carmelo Ficara

Probabilmente è stato fra le persone più in vista a finire nel vortice dell’inchiesta “Monopoli”. Carmelo Ficara, imprenditore molto noto a Reggio Calabria, deve rispondere di concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo i pubblici ministeri, Ficara «stringeva un patto sinallagmatico» con la cosca De Stefano ed attraverso questa «espandeva le sue attività economiche a carattere speculativo immobiliare, imponendosi come uno dei principali imprenditori cittadini in tale settore, consentendo alla ‘ndrangheta d’infiltrarsi nella gestione di tali attività economiche lecite». Sempre Ficara (assieme a Giovanni De Stefano, Vincenzino Zappia e Demetrio Sonsogno, per i quali si è proceduto separatamente) deve rispondere di concorso in estorsione aggravata dalle modalità mafiose nei confronti della Cobar, la ditta impegnata nei lavori per la ristrutturazione del museo archeologico di Reggio Calabria.

Gli altri reati

Sono infine contestati ulteriori diversi reati: a Michele Surace quello di falsa attestazione delle proprie generalità a pubblici ufficiali; sempre a Michele Surace, unitamente a Giuseppe Surace, Demetrio Modafferi e Bruno Mandica, il reato di autoriciclaggio aggravato dalle modalità mafiose. Ed ancora: Michele Surace, Andrea Giordano e Giuseppe Surace, di esercizio abusivo dell’attività finanziaria, per aver prestato denaro ad avventori del bingo di Pentimele, senza alcuna iscrizione o autorizzazione richiesta.

Gli imprenditori coinvolti nell’inchiesta Monopoli