lunedì,Ottobre 26 2020

La soffiata riservata che fece saltare l’arresto del boss Tegano

Il retroscena emerge dalla deposizione del pentito Roberto Moio al processo “’Ndrangheta stragista”. «Diversi poliziotti fornivano informazioni alla ‘ndrangheta». E i pregiudicati alloggiavano al Miramare «senza registrazione». Il summit interrotto senza conseguenze e l’incontro per siglare la pax

La soffiata riservata che fece saltare l’arresto del boss Tegano

«Il boss Giovanni Tegano riuscì a sfuggire ad un blitz grazie alla soffiata di appartenenti alle forze dell’ordine infedeli che diedero l’informazione». È quanto afferma il pentito Roberto Moio al processo “’Ndrangheta stragista” in corso davanti alla Corte d’Assise di Reggio Calabria. Il collaboratore, già appartenente alla famiglia Tegano, è stato chiamato a riferire dei rapporti fra lo storico casato di mafia e ed alcuni esponenti siciliani e pugliesi. Nel corso del racconto, però, la sua attenzione si è focalizzata anche su un episodio piuttosto indicativo.

I poliziotti infedeli

«Quanto al rapporto con le forze dell’ordine – spiega Moio – c’erano due poliziotti che abitavano vicino casa mia ed ai quali dovevo far assumere il cognato in una ditta. Poi ricordo che entrò o alla Leonia o alla Multiservizi». Per il collaboratore «c’erano scambi di favori». Ma chi era, fra i Tegano, a tenere tali rapporti?
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