venerdì,Novembre 27 2020

Il papà di Sissy: «Lo Stato è contro la verità»

Tutti i dubbi raccontati a “Le Iene”, rischia l’archiviazione il caso della giovane, originaria di Taurianova, ferita all’ospedale della Giudecca di Venezia, morta dopo 2 anni di agonia

Il papà di Sissy: «Lo Stato è contro la verità»

Salvatore Trovato Mazza ha una certezza «Mia figlia Sissy non si è ammazzata». E a raccogliere la disperazione ma, soprattutto, il grido di giustizia, sono, ancora una volta “Le Iene” con Nina Palmieri. L’uomo è il papà dell’agente di polizia penitenziaria, originaria di Taurianova, trovata in gravi condizioni all’interno dell’ascensore del carcere della Giudecca a Venezia, in circostanze assai poco chiare. All’idea che si voglia archiviare il caso della morte della figlia, l’uomo commenta: «Lo Stato che mia figlia serviva, non vuole dirmi com’è morta Sissy. Mia figlia non si è suicidata».

La giovane calabrese è deceduta il 12 gennaio 2019, dopo più di due anni di agonia a seguito del ferimento all’interno di un ascensore nell’ospedale della Giudecca, avvenuto nel novembre 2016. Lo scorso 9 novembre l’opposizione alla richiesta di archiviazione del caso fatta dal legale della famiglia. Tante le circostanze da verificare. In primis, la lettera scritta in stampatello da Sissy Trovato Mazza che avvalorerebbe la tesi secondo la quale la giovane potrebbe non essersi suicidata, come sostengono gli stessi familiari. In un foglio vergato a mano e indirizzato alla direzione del penitenziario si legge: «la sottoscritta informa che negli ultimi giorni sono stata avvicinata da molte detenute che hanno raccontato fatti gravi che riguardano le mie colleghe». Come si evince dall’inchiesta portata avanti dalle Iene i fatti raccontati erano gravi: la circolazione all’interno del carcere di droga attraverso la lavanderia e gli scambi “affettuosi” tra una sua collega e una detenuta”, Dopo aver fatto queste segnalazioni, a Sissy arriva un richiamo disciplinare. E poi c’è la storia del suo telefonino, ritrovato nell’armadietto in carcere e non accanto al suo corpo all’Ospedale Civico di Venezia, quando invece, dalle telecamere di sorveglianza subito prima dello sparo sembra che lei invece lo stia usando per telefonare. Ora il papà di Sissy afferma e si interroga «Nessuno vuole parlare con noi. Per lo Stato il caso è chiuso. Cosa c’è dietro? Che cos’è questo muro?».