lunedì,Novembre 23 2020

Il padre di Maria Antonietta: «Chi denuncia non sia lasciata sola»

Si è aperto oggi il processo a Ciro Russo per il tentato femminicidio. Anche l'unione donne italiane si è costituita parte civile

Il padre di Maria Antonietta: «Chi denuncia non sia lasciata sola»

Si è aperto oggi il processo che vede imputato Ciro Russo con l’accusa di aver tentato di uccidere la sua ex compagna Maria Antonietta Rositani.  Il padre chiede giustizia e verità per Maria Antonietta e per tutte le donne che pur denunciando non sono state ascoltate in tempo. 

Il padre chiede verità e giustizia

«Ho lasciato mia figlia in ospedale con la febbre per essere qui oggi – racconta il padre Carlo Rositani – ma le condizioni di salute sono altalenanti anche perché il pensiero di dover rivivere tutto quel dolore, considerando l’avvio del processo, la fanno stare ancor più male. Il pensiero di Maria Antonietta è sempre qui a Reggio alla sua famiglia. A noi ancora non sembra vero quanto è accaduto sembra un brutto incubo. Oggi siamo tutti qui in attesa di guardare in faccia i magistrati e sperare che diano una severa pena all’ex compagno di mia figlia. Noi chiediamo giustizia e verità perché ci sono tre denunce alle quali no è stato dato seguito».

Parole di un padre affranto e provato dal dolore della figlia, cicatrici che ancora oggi sono in cerca di una spiegazione.

«Stiamo facendo una battaglia per tutte le donne – ha ribadito evidentemente provato il signor Rositani – affinchè le donne che trovano il coraggio di denunciare non siano più lasciate da sole per evitare che facciano la fine di mia figlia. Se le denunce di mia figlia fossero state prese in considerazione tutto si sarebbe evitato. Così è stato armato Ciro Russo, con il silenzio. Reggio non sapeva nulla dell’evasione di Ciro Russo e questo è vergognoso perché quello che è successo a mia figlia si poteva evitare».

Ma è nella voce della donna che si avverte il dolore di una ferita ancora aperta che fa ancora troppo male. 

Prima udienza preliminare

Da quello che emerge una delle vie seguite dalla difesa di Ciro Russo potrebbe essere quella dell’infermità mentale. Fra gli avvocati della famiglia Rositani c’è fiducia nell’operato dei giudici. Intanto oggi si è tenuta, innanzi al Giudice per l’udienza preliminare del  Tribunale Penale Di Reggio Calabria, Dottoressa Valentina Fabiani, l’udienza preliminare. La causa è stata rinviata per la discussione all’udienza del 24 febbraio 2020 o per la scelta di un rito alternativo.

L’unione donne italiane con Maria Antonietta 

A seguire da vicino la storia di Maria Antonietta è stata l’associazione “Unione donne italiane”, che si è costituita parte civile.

«L’episodio delittuoso, avvenuto il 13 marzo del 2019 aveva scosso fortemente l’opinione pubblica per la particolare efferatezza e crudeltà del gesto criminale; infatti il Russo dopo essere evaso dagli arresti domiciliari ad Ercolano,  per  maltrattamenti in famiglia, aveva percosso oltre 500 Km per arrivare al domicilio dell’ex moglie, nel giorno fissato per l’udienza di separazione, e darle fuoco con del liquido infiammabile.

Solo la prontezza d’animo di Maria Antonietta che, avvolta dalle fiamme si era rotolata in una pozzanghera, ha impedito che la stessa morisse, ma che l’ha tenuta in pericolo di vita per ben 10 mesi, la, Rositani è tuttora ricoverata presso l’ospedale di Bari dove è stata in terapia intensiva per un lunghissimo periodo, ed ha vissuto momenti di indicibili sofferenze».

Un esempio per tutte le donne

L’Unione Donne in Italia, rappresentata dall’Avvocato Stefania Polimeni e l’associazione insieme a Marianna con l’Avvocato Caterina Gatto hanno presentato  richiesta  di costituzione di parte civile, in particolare l’UDI, Associazione “Unione Donne in Italia APS” – costituitasi il I° ottobre 1945, è un’associazione femminile a difesa dei diritti delle donne, di promozione politica, sociale e culturale, senza fini di lucro e da sempre ha posto il suo obiettivo nella libertà ed autodeterminazione della donna, conducendo battaglie di civiltà a difesa della sua dignità ed emancipazione.

Tutto con il “preciso intento di “porre in essere attività tese a sostenere il superamento di momentanee difficoltà delle donne che hanno subito violenza per mano di uomini, proprio quegli uomini, mariti, compagni, fidanzati che  considerano la donna e il suo corpo loro proprietà esclusiva,  arrivando a determinarne  la morte nel caso in cui la donna  decida di porre fine alla relazione.

La mission per dire basta al femminicidio

«La cronaca declinata al femminile ci racconta di vicende familiari di prevaricazione della libertà della donna, di violenza su donne e bambini, di morti annunciate, come testimonia la vicenda che qui ci occupa dove un ex marito violento, già agli arresti domiciliari per maltrattamenti in famiglia, con ostinazione e premeditazione percorre oltre 500 Km per uccidere la moglie, e la modalità utilizzata, cospargere il corpo di benzina e poi darle fuoco simboleggia la ferrea volontà di annientare la donna nel corpo e nell’anima, riducendo il corpo della Rositani  a una torcia umana».

Parte civile

Il Giudice per l’udienza preliminare ha ammesso la costituzione delle associazioni a sostegno della donna sul presupposto della loro legittimazione a tutelare un interesse delle quali sono portatrici, vale a dire la tutela della donna vittima di violenza e maltrattamenti, interesse  leso dai reati contestati a Ciro Russo.

Ancora una volta l’UDI rinnova la sua vicinanza  alla signora Rositani  anche in questo difficile momento, per dare voce e risonanza alla sua vicenda, affinché nessuno debba più patire le sofferenze fisiche e morali inferte alla stessa dall’imputato.