L’esempio di Luciano Gerardis. Magistrato tenace dal sorriso mite

Il presidente della Corte d'Appello, dopo il malore, ha voluto fare ritorno in sala e proseguire la cerimonia. Il suo lavoro, silenzioso e concreto, esempio per i giovani
Il presidente della Corte d'Appello, dopo il malore, ha voluto fare ritorno in sala e proseguire la cerimonia. Il suo lavoro, silenzioso e concreto, esempio per i giovani
Il presidente della Corte d'Appello, Luciano Gerardis

Ha sfoderato il suo sorriso migliore, il presidente della Corte d’Appello Luciano Gerardis, quando, questa mattina, è rientrato nell’auditorium della scuola allievi carabinieri di Reggio Calabria.

Con lo sguardo ancora frastornato per un malore improvviso, ha inteso – nello stesso tempo – tranquillizzare i presenti e un po’ anche sé stesso. Sconsigliato da medici e personale sanitario, che lo invitavano a prendere qualche ora di riposo, Gerardis ha voluto comunque proseguire nella cerimonia che aveva preparato con cura e dedizione. Sapeva di essere il padrone di casa, l’uomo più atteso di giornata. E non ha voluto deludere soprattutto studenti e cittadini accorsi per ascoltare la sua relazione.

Perché, in fondo, Luciano Gerardis è proprio così: mite, certo. Ma determinato come pochi. Lo ha dimostrato, ad esempio, allorquando ha scelto di apportare una modifica sostanziale al rigido cerimoniale dell’anno giudiziario, introducendo una giornata aggiuntiva. Lo ha fatto ben prima che arrivassero le indicazioni del Csm, perché credeva fermamente nella partecipazione dei cittadini e in quel rapporto di prossimità dei giudici con la popolazione. Ha curato, come fosse una pianta da tirare su, il progetto “Civitas” che ha spalancato i corridoi dei palazzi giudiziari, permettendo di conoscere un mondo prima un po’ troppo chiuso in sé.

Perché diciamo questo? Per una ragione semplice: Luciano Gerardis non è uno di quei presidenti che ama rimanere nel chiuso del suo ufficio. Né uno di quei magistrati che ritiene il proprio ruolo al di sopra di tutto e tutti. La sua riconosciuta umiltà lo ha reso sempre affidabile interlocutore. La sua lucida capacità di autocritica ne ha fatto un esempio di stile e correttezza.

Ecco perché vorremmo rimarcare un gesto all’apparenza banale, ma dal profondo significato simbolico. Probabilmente Luciano Gerardis oggi ha avvertito la stanchezza ed il bisogno di rimanere a riposo. Però, da persona che crede fermamente nelle istituzioni dello Stato, ha voluto profondere uno sforzo in più, tornando al tavolo. Riprendendo la sua sedia e quella relazione vergata con la consueta onestà intellettuale e quella schiettezza ormai proverbiale.

Ha dovuto desistere, qualche minuto dopo, per un nuovo malore che lo ha condotto sino al Grande ospedale metropolitano dove adesso si trova ricoverato nel reparto di Cardiologia, in attesa di svolgere tutti gli accertamenti del caso. Ma quanto fatto oggi da Luciano Gerardis è un gesto che deve divenire esempio chiaro per tutti coloro che intendono servire le istituzioni: mai mollare, ma continuare a lottare anche quando le forze sembrano abbandonarci. Portare avanti la propria missione diventa allora una stella polare, un punto di riferimento imprescindibile.

Lo ha spiegato benissimo nella sua relazione, il presidente della Corte d’Appello: la Giustizia reggina vive una stagione difficile dove le carenze d’organico si fanno sentire, molti magistrati chiedono di andare via e nessuno vuole arrivare. Chi ignora quanto stress possa accumulare un presidente di Corte d’Appello, probabilmente non ha cognizione di cosa significhi amministrare la Giustizia a queste latitudini. Fare i conti con un clima che rischia, in ogni istante, di avvelenarsi e trascinarti con sé. Vivere sempre con il sospetto che qualcuno possa sbagliare e finire in quel turbinio di situazioni ambigue che rappresenta oggi il vero problema.

In un momento nel quale le istituzioni vivono un periodo di appannamento e parti di esse devono fare i conti con grumi di potere che le inquinano e deformano (basti pensare ai fatti accaduti in seno al Csm), Luciano Gerardis rappresenta un esempio adamantino di uomo dello Stato che, pur nella riservatezza che gli è consona, rifuggendo riflettori e proclami, lavora silenziosamente e in maniera concreta per l’amministrazione della Giustizia.

La sua ferrea volontà, questa mattina, di tornare nuovamente a presiedere la cerimonia ne è la dimostrazione plastica. E siamo certi che i tanti studenti che affollavano la scuola allievi abbiano colto molto di più dal suo comportamento che da tutte le parole dette. Ed a loro rimarrà impresso il gesto del presidente della Corte d’Appello che esce su una sedia, per poi tornare al proprio posto. Nonostante tutto. Come dovere morale e priorità, nella consapevolezza dell’importanza del ruolo che si ricopre a garanzia della collettività.

Da parte nostra, invece, l’augurio al presidente Luciano Gerardis di poter tornare al più presto a casa con i suoi cari e poi, solo dopo, in quell’ufficio nel quale ogni giorno dona un po’ di sé all’intera comunità reggina.