domenica,Settembre 20 2020

La cocaina della Locride nella Valle dell’Esaro: 45 arresti

Sgominata organizzazione criminale dedita al narcotraffico. I rapporti tra i pusher cosentini e quelli reggini

La cocaina della Locride nella Valle dell’Esaro: 45 arresti

Aveva legami con le centrali della droga del reggino, l’organizzazione criminale disarticolata dalla Dda di Catanzaro ed operante nella Valle dell’Esaro, in particolare nel territorio del comune di San Marco Argentano.

Rapporti criminali con le cosche reggine

Il gruppo si riforniva dello stupefacente dalle cosche della locride, cocaina soprattutto, i cui rapporti erano mantenuti dai cugini Roberto e Antonio Presta, elementi di spicco della ‘ndrangheta cosentina, già coinvolti nell’operazione Santa Tecla. Entrambi sono legati da rapporti di parentela con Franco Presta, uno dei capibastone della zona, attualmente in carcere dove sta scontando la pena dell’ergastolo per la condanna inflittagli dalla Corte d’Assise nell’ambito del processo Terminator IV per gli omicidi di Vittorio Marchio ed Enzo Pelazza, assassinati a Cosenza e Carolei durante rispettivamente nel 1999 e nel 2000.

Rete di spaccio capillare

I pusher dell’organizzazione criminale coprivano in maniera capillare le piazze di spaccio dei comuni della Valle dell’Esaro, da San Marco Argentano a Roggiano Gravina, a San Lorenzo del Vallo, a Tarsia e Terranova da Sibari. 45 i soggetti destinatari di misure cautelari notificate dagli agenti della polizia di stato.

La droga arrivava da Platì, 45 misure cautelari

La droga arrivava dal Reggino, in particolare da Platì, storica roccaforte della ‘ndrangheta, poi veniva spacciata nelle piazze della Valle dell’Esaro, nel Cosentino,
dominio della famiglia Presta. Fiumi di eroina, cocaina e marijuana che fluivano attraverso i canali di smercio del clan.

Questo lo scenario ricostruito dalla Dda di Catanzaro e dalla Polizia, che stamane, attraverso il servizio centrale operativo e le squadre mobili di Cosenza e Catanzaro, supportati da pattuglie di diversi Reparti Prevenzione Crimine, nonchè dalle Squadre Mobili delle Questure di Reggio Calabria, Monza-Brianza, Viterbo e L’Aquila, hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari nei confronti di 45 persone. Partecipazione a una associazione, armata, finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanza stupefacente, l’accusa ipotizzata a vario titolo.

L’ordinanza cautelare è stata emessa dal gip presso il Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo della Calabria. Un’organizzazione dagli assetti ben definiti, dedita a vendita, cessione, distribuzione, commercio, trasporto, consegna, acquisto, ricezione o comunque illecita detenzione di ingenti quantitativi di marijuana, hashish e cocaina.

Ad alcuni degli indagati sono stati contestati altri reati, come estorsione, ricettazione, porto e detenzione abusive di armi). L’operazione, è stato spiegato nel corso di una conferenza stampa, rappresenta la conclusione di un’indagine, condotta dalla Polizia di Stato sotto il coordinamento della Dda. La gang era operante nel territorio dell’intera Valle dell’Esaro facente capo ad esponenti della famiglia Presta, grazie al legame con Franci’o Presta, storica figura del contesto della ‘ndrangheta cosentina, egemone sul territorio.

L’organizzazione criminale controllava i comuni di Tarsia, Roggiano Gravina, San Lorenzo del Vallo, Spezzano Albanese, Acri, esercitando il suo potere mediante una
capillare e, dicono gli inquirenti, asfissiante imposizione dei propri spacciatori nelle varie piazze di spaccio, nonché di quella dei canali di approvvigionamento e rifornimento della sostanza stupefacente.

La cocaina, in particolare, arrivava da fornitori reggini vicini alle cosche di Platì (RC). Le indagini hanno consentito di ricostruire numerosi episodi di spaccio di sostanza stupefacente e di procedere a sequestri di stupefacente di vario tipo, e arresti in flagranza di reato, in distinte occasioni. È stata poi ricostruita, in diverse circostanze, la disponibilità, da parte degli esponenti dell’associazione criminale, di armi da fuoco, anche da guerra, nonché la consumazione di reati contro il patrimonio causati da insolvenze nel pagamento delle varie di partite di stupefacente approvvigionato.

Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelati personali, grazie agli accertamenti effettuati dal personale specializzato della IV Divisione del Servizio Centrale Operativo è stata data esecuzione ad un articolato provvedimento di sequestro preventivo di terreni, edifici e beni (2 imprese individuali e 32 immobili) riconducibili ad alcuni degli indagati, in particolare a Francesco Ciliberti, oltre che ad Antonio, Giuseppe e Roberto Presta, per un valore complessivo
di circa 2 milioni di euro, nonché al sequestro di 3 autovetture.