venerdì,Novembre 27 2020

Coronavirus, niente paura e allarmismi tra le persone a Reggio

I negozi cinesi propongono svendite e i titolari non vogliono parlare. Mata (ConfCommercio): «Un'economia che mette in crisi le nostre aziende»

Coronavirus, niente paura e allarmismi tra le persone a Reggio

Coronavirus, niente paura e allarmismi tra le persone a Reggio. I telegiornali e l’informazione hanno fatto del loro meglio per diffondere le notizie relative al coronavirus, ma nella città dello Stretto non c’è allarmismo. Abbiamo chiesto ai reggini se l’avvento del nuovo coronavirus ha cambiato in qualche modo le abitudini, ma le risposte sono state assolutamente negative. La paura del virus e del contagio non hanno influenzato e non influenzano il vivere quotidiano dei nostri concittadini che raccontano di fare esattamente quello che facevano prima: addirittura c’è chi confessa serenamente di continuare a fare acquisti nei negozi cinesi.

Il clima surreale che si respira nei negozi cinesi

Vediamo che aria tira nei negozi cinesi. È un clima un po’ surreale quello che si percepisce negli esercizi commerciali cinesi. Una sensazione di calma apparente. Una calma che però nasconde timore, soprattutto da parte dei gestori.
Non ci sono moltissimi clienti ma quelli che ci sono comprano tranquillamente e poi vanno via.

Negozio cinese

La nostra idea era quella di cercare di capire dagli esercenti se c’è stato un calo negli acquisti dovuto alla paura del contagio. Non sono mai stai particolarmente loquaci i commercianti cinesi. Adesso, più che mai, nessuno ha voglia di parlare, nemmeno quando spieghiamo che forse sarebbe il caso di spendere due parole per rassicurare i potenziali clienti che non corrono alcun pericolo. Sono molto infastiditi, rifiutano anche il confronto. Anche se non si pronuncia la parola “coronavirus”.

Da notare che, nonostante sia terminato il periodo degli sconti, un negozio cinese propone una “svendita totale per rinnovo locali”; un altro invece è tappezzato di manifesti che pubblicizzano lo sconto del 50% su tutta la marce. Ma qualcuno dentro ai negozi continua a comprare. Magari è accaduto che, passato il momento topico dell’emergenza, si ritorna alle vecchie abitudini.

Un ristorante cinese chiuso

Saracinesche abbassate nei ristoranti cinesi

Discorso diverso invece per i ristoranti. Quando si tratta di cibo la paura prende il sopravvento probabilmente. Magari per evitare rischi inutili per pranzo o per cena i ristoranti cinesi non si frequentano. Ed anche gli esercenti fanno i furbi: per evitare il problema, per evitare gli sprechi di cibo che rimarrebbe non mangiato e, soprattutto, l’onta di essere aperti e vuoti, hanno preferito chiudere le saracinesche.

Mata (Confcommercio) «Un’economia che mette in crisi le nostre aziende»

È indubbio che l’economia delle aziende cinesi si riflette su quella reggina, in generale. Vediamo di capire in quale percentuale, grazie a Gaetano Mata, presidente di ConfCommercio.
In premessa spiega «La comunità cinese è chiusa, per quanto ci riguarda è difficile avere dei numeri precisi, dei numeri, nessuno di loro è nostro associato. Non riusciamo a capire bene i flussi di questa economia.

Da ciò che si vede in città è un’economia abbastanza forte, un segmento di mercato ben preciso, medio/basso, dove vanno ad inficiare in maniera pesante su quella tipologia di mercato, mettendo in crisi tutte le nostre aziende, nessuna esclusa (dall’abbigliamento alla ferramenta a tutte le tipologie merceologiche. Da un altro punto di vista mi viene da dire che i loro prodotti non sono sovente certificati, non sono di qualità, pur rimanendo in quella fascia di mercato.

Gaetano Mata (presidente Confcommercio Reggio Calabria)

Lo dimostrano i sequestri da parte della guardia di finanza. In questo settore bisogna fare molta attenzione perché: oltre all’aspetto della contraffazione si hanno delle conseguenza sul piano della salute. Questi prodotti quasi sempre si ripercuotono sulla salute: dall’abbigliamento ai prodotti chimici, succedela stragrande maggioranza. Questo è un segnale ben preciso.

È una consapevolezza che il consumatore deve assumere: così facendo danneggia la nostra economia e le nostre imprese che danno lavoro ai nostri cittadini. Noi siamo contro la contraffazione e siamo contro perché porta l’illegalità, porta lavoro nero, porta la criminalità organizzata, che c’è dietro».

E poi conclude «In questo momento c’è bisogno di solidarietà e di buon senso nei confronti di questo popolo che sta vivendo un dramma enorme. A loro va un pensiero di speranza affinché questo dramma possa finire nel più breve tempo possibile e dare a loro e a tutti noi un po’ di serenità».