domenica,Ottobre 17 2021

Morte Nino Candido, no al rito abbreviato per gli imputati. Ora rischiano l’ergastolo

La mamma del pompiere ucciso con due colleghi ad Alessandria: «La nostra vita è già una pena. Ora è giusto che anche queste persone scontino la loro»

Morte Nino Candido, no al rito abbreviato per gli imputati. Ora rischiano l’ergastolo

Andranno a processo con rito ordinario Giovanni Vincenti e Antonella Patrucco, i coniugi responsabili dell’incendio nella cascina di Quargnento che ha causato la morte dei tre vigili del fuoco Marco Triches, Matteo Gastaldo e del reggino Antonino Candido ed il ferimento di altre tre persone. 

Un’udienza nella quale gli avvocati difensori dei coniugi avevano chiesto la possibilità del rito abbreviato che però, secondo la nuova riforma, non sarebbe possibile nel caso di reati per i quali è previsto l’ergastolo. Gli avvocati della difesa (Vittorio Spallasso, Laura Mazzolini e Lorenzo Repetti e, per la donna, Caterina Brambilla e Federico Blasi) avevano eccepito un vizio di costituzionalità per la norma che non consentiva loro di accedere al rito abbreviato per l’accusa più grave, per la quale è prevista la pena dell’ergastolo.

Il giudice per l’udienza preliminare era chiamato a decidere se mandare a processo i due imputati a dibattimento o se rinviare gli atti a Roma alla Corte Costituzionale. Ha rigettato la questione del vizio di legittimità ritenendola manifestamente infondata e ha disposto procedersi con rito ordinario. Per i reati satellite, collegati al reato di omicidio, ha ammesso il rito abbreviato ed ha fissato al 23 luglio, davanti al giudice monocratico. I genitori sono difesi dagli avvocati Federico e Mazzù; Elena Barreca, la moglie di Nino, è difesa dall’avvocato Giovanni De Stefano. Per l’omicidio il processo è fissato davanti alla Corte d’Assise l’11 settembre.

Nel frattempo c’è stata la costituzione di parte civile da parte dei parenti delle vittime dell’esplosione della cascina e quella dei due vigili del fuoco feriti, del comune di Quargnento e della persona che nel corso delle indagini era stata calunniata perché indicata come responsabile dalla moglie. Nel corso del processo peserà l’operato del Vincenti che, dopo aver chiamato i carabinieri dopo la prima esplosione, non avvisò della presenza della seconda tanica che, esplodendo, causò l’incendio che uccise i tre pompieri.

«Sono state ore interminabili – spiega Mariastella Ielo – Da una parte speravamo in questa risposta del giudice, però fino all’ultimo momento c’erano dubbi». E sullo stato d’animo «È qualcosa non posso dire che mi abbia resa felice. La felicità è un vocabolo quasi cancellato, però è quello che loro meritano».

Non c’è solo Nino. Parla al plurale la signora che, nel dolore, li senti figli tutti e tre quei ragazzi che se ne sono andati via insieme, in una sera fredda di novembre. «Loro lo sanno – prosegue- erano con noi. Hanno lottato insieme a noi. In tanti mi scrivevano poco fiduciosi nella giustizia, io invece ci ho creduto fino all’ultimo perché credo sia il minimo che potessero fare: rigettare questa istanza. Qualcuno mi ha fatto notare che tanto i ragazzi non torneranno più, e quindi nulla cambierebbe. E invece per me cambia, come ho detto più volte, noi siamo vittime innocenti e stiamo già scontando il nostro ergastolo perché la nostra è una pena a vita, quindi che lo scontino pure loro».

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