sabato,Ottobre 31 2020

Palazzo di giustizia, ecco perché la Passarelli Spa ha fermato i lavori

Reggio Calabria, Comune e ditta avevano trovato l’accordo per due milioni e mezzo. Oltre ad avere un'altra incompiuta, c' è il rischio che si possa fare la fine già fatta con la Bentini

Palazzo di giustizia, ecco perché la Passarelli Spa ha fermato i lavori

Il palazzo di giustizia è una delle grandi opere incompiute della città dello Stretto e per questo sarà utilizzata come cavallo di battaglia alle prossime elezioni comunali. Il progetto, finanziato da ministero della Giustizia, fondi del decreto Reggio e in una piccola parte dal Cipe. Viene approvato nel 2004 per 88 milioni di euro. Si aggiudica i lavori la ditta Bentini di Faenza per un ribasso arriva a 55 milioni di euro. Tra alti e bassi, e mancati pagamenti degli stipendi i lavori proseguono fino a marzo 2013, completi al 75%. Dopo un lunghissimo e dispendioso contenzioso tra ditta e comune, con una nuova gara d’appalto a proseguire i lavori c’è la ditta Passarelli di Napoli, in cantiere da aprile 2018. Ma la pace dura poco si profila un altro contenzioso con l’amministrazione comunale.

Il nuovo contenzioso con la Passarelli

«L’azienda valuta un capitolato d’appalto, guarda le carte e legge che, secondo la vecchia direzione lavori l’opera era completa all’80%. Ritiene valide le carte. Quei lavori qualcuno li ha dichiarati ultimati  -spiega il sindacalista – in loco poi hanno visto che molti lavori che erano stati dichiarati completi e a norma, ma non lo erano» afferma Nino Botta sindacalista della Filca Cisl che dall’inizio segue le vicende del palazzo di giustizia. In esclusiva possiamo mostrare le richieste formulate dalla ditta. Da un lato ci sono quelle che riguardano la sospensione parziale, per: danni causati dalle intemperie, ritrovamento di rifiuti sotterrati (denunciato alle autorità competenti); per l’edificio H2 perché il deposito al genio civile è difforme dai disegni di gara. Le richieste per una sospensione totale, quelle più gravi, sono le varianti per sopraggiunte normative, prescrizioni dei vigili del fuoco e difetti costruttivi da parte del vecchio appaltatore.

Nino Botta della Filca Cisl

Il fermo dei lavori

A questo punto, prosegue Botta «L’azienda fa un fermo lavori e chiede una variante. L’unica riconosciuta per legge è quella relativa ai danni causati dagli eventi atmosferici (infiltrazioni di acqua). Da aprile 2018 si arriva a novembre 2018 con tira e molla». La Passarelli ferma il cantiere per veder riconosciute altre varianti per lavori eseguiti male, automaticamente il comune dice che non riconosce le differenze che ammonterebbero a 7 /8 milioni in più. A quel punto l’azienda manda via le aziende in subappalto, licenzia i tre lavoratori e chiude il cantiere. «Nel frattempo – evidenzia il sindacalista – Dopo 5/6 anni di fermo, le normative che sono cambiate. Nel tentativo di trovare un accordo la richiesta dell’azienda era di sette milioni e mezzo (le varianti però non possono superare  il 20%). E la Passarelli non è nuova a queste imprese: una sfida l’aveva vinta di recente riuscendo a finire il palazzo di giustizia di Salerno, gemello di quello di Reggio, per le difficoltà per il completamento».

L’accordo col Comune per 2 milioni e mezzo

In una prima battuta Comune e ditta trovano l’accordo per 3 milioni e mezzo che poi divengono per due milioni e 400mila euro dopo 2 settimane, l’azienda accetta. Le cose purtroppo non sono finite bene neanche dopo questo accordo.

Il Comune chiede una cifra più bassa. A questo punto l’azienda chiarisce che non è possibile completare i lavori con quella somma e crea un contenzioso pendente al tribunale delle imprese di Catanzaro, in cui chiede il riconoscimento di tutte le opere eseguite più i danni. Il cantiere è lì e l’azienda chiederà conto di tutto questo fermo, e dell’attività svolta fino a quel momento. Ma come stanno le cose?

Le varianti

Qualche giorno fa il sindaco Falcomatà, su Antenna Febea, ha spiegato che «L’azienda ha la volontà di riprendere i lavori. Quindi adesso stanno chiudendo le attività tecniche e se sono in condizioni potranno riprendere – ed ha aggiunto – non è un problema di soldi o finanziamento, ma solo un problema relativo ad una perizia di variante che ha chiesto la ditta che non abbiamo accettato perché le cose richieste erano prevista nella gara d’appalto».

Il rischio è che, senza accordo, si possa rifare la fine già fatta con la Bentini.