giovedì,Ottobre 29 2020

‘Ndrangheta stragista, Musicò: «Sapere che ci sono dei mandanti apre qualche spiraglio nuovo»

Per l'avvocato canzone, legale del carabiniere vittima di un agguato nel 1994 «Finalmente ristabiliamo delle verità che inizialmente erano offuscate da tentativi di manipolazione»

‘Ndrangheta stragista, Musicò: «Sapere che ci sono dei mandanti apre qualche spiraglio nuovo»

«Una sentenza che mi ha lasciato contentissimo perché il lavoro fatto dalla procura, dal dottore Lombardo e dal dottor Ignazzitto è stato eccellente e brillante che meritava questa sentenza. Non avevo dubbi». A parlare è Bartolomeo Musicò, carabiniere oggi in congedo. Il 1 febbraio del 1994, la ‘ndrangheta porta l’ultimo attacco all’Arma dei carabinieri, dopo l’omicidio degli appuntati Fava e Garofalo e il primo agguato del 2 dicembre 1993. Sono all’incirca le 21, e a bordo dell’Alfetta ci sono Musicò e Salvatore Serra. Percorrono la Ss 106 in direzione Melito Porto Salvo, quando all’improvviso vengono investiti da una pioggia di fuoco. Dietro gli attacchi ai carabinieri, infatti, non c’è casualità, ma un preciso disegno di matrice stragista. Come dimostra la sentenza di ieri pomeriggio, pronunciata nel processo ‘Ndrangheta stragista.

Spiega Musicò: «Naturalmente ci sono stai 3 anni di corso, di giustizia e udienze che ho seguito. C’è stata una prima sentenza sugli episodi già passati relativi agli esecutori materiali e adesso sapere che ci sono i mandanti apre qualche altro spiraglio per la mia vita. Perché ci sarà un risarcimento come ha detto la Corte, andrà a buon fine. Ci vorrà tempo».

Per il legale del carabiniere, l’avvocato Giuseppe Canzone «Vivere questo processo è stato un riscatto rispetto davanti a tante amarezze, a quel deragliamento che ha cambiato la vita di Bartolo che per me non è solo un assistito ma un grande amico. Vedere maturare una verità che riscattasse tanta sofferenza processualmente è stato un bel risultato, anche perché oggi ci troviamo di fronte ad una sentenza che su tutti i fronti ci soddisfa.

Perchè finalmente ristabiliamo delle verità che inizialmente erano offuscate da tentativi di manipolazione, di cui ho parlato nella mia discussione. Siamo contenti perché nella posizione singola viene riconosciuto a Bartolo un diritto risarcitorio di prim’ordine, mi sembra di aver capito la provvisionale più alta, a dimostrazione del fatto che la Corte ha valutato le nostre aspettative in maniera positiva, riconoscendo che Bartolo ha sofferto il danno maggiore perché non c ‘è solo il danno legato a quel momento. C’è un danno che ha cambiato la vita di Bartolo e di tutta la sua famiglia che ha sofferto, ci sono delle aspettative di vita che sono state deviate. Oggi fortunatamente, quel deragliamento viene recuperato e si ricomincia un viatico per le giuste vie della famiglia. Oggi è un grande giorno, e credo e spero che sia un grande inizio perché questa deve essere una sentenza che apre scenari perché il processo secondo me non finisce qua».