lunedì,Ottobre 26 2020

Caso Samantha, si dimette un altro assistente sociale titolare del caso. La donna: «Negati i miei diritti»

In attesa di una pronuncia del Tribunale dei Minori di Catanzaro su una istanza cautelare, per questioni burocratiche la donna resta lontana dalla bambina di 2 anni, collocata dai nonni paterni

Caso Samantha, si dimette un altro assistente sociale titolare del caso. La donna: «Negati i miei diritti»

Ci eravamo lasciati qualche settimana fa con una mamma che aveva avuto la possibilità di rivedere la figlia dopo quasi quattro mesi. In attesa di una pronuncia del Tribunale dei Minori di Catanzaro su una istanza cautelare presentata dal suo legale per poter avere collocata la piccola presso di sé.

La storia di Samantha non si può dimenticare: violenze fisiche e psicologiche, soprusi, calci e botte dall’ex compagno fino a che la donna ha trovato il coraggio di denunciarlo e di portare avanti questa denuncia. La bambina più piccola resta con i nonni paterni a Mileto, nonni che però vivono con lo stesso ex compagno. E poi l’emergenza coronavirus, la donna è bloccata non può vedere la piccola che festeggia il suo secondo compleanno lontano.

Ma torniamo alle ultime vicende. Da un lato c’è il Tribunale che non ha ancora potuto decidere sull’istanza cautelare (non per proprie responsabilità, bensì per le normali dinamiche figlie delle naturali tempistiche in ambito giudiziario). La decisione potrebbe arrivare a metà ottobre.

La novità è che si è dimesso per l’ennesima volta l’assistente sociale titolare del caso, rimettendo il caso al Distretto Socio-Assistenziale di Vibo Valentia che, a sua volta, non ne ha accettato le dimissioni. L’assistente sociale del Comune di Mileto, titolare del caso, si dice impossibilitato a continuare per ragioni di carenze di organico e di carico di lavoro troppo ingente.

Nel rimpallo di responsabilità a farne le spese sono Samantha e la sua bambina che non possono vedersi per questioni burocratiche e per la decisione da parte dei nonni collocatari, genitori del padre violento, che hanno bloccato la donna sui rispettivi cellulari, rendendo con ciò impossibile non solo un incontro, ma persino qualsiasi comunicazione fra la madre e la bambina.

Nel frattempo è passato anche il mese di settembre. Fra le scelte arbitrarie dei nonni, dimissioni di assistenti sociale e gioco a rimpiattino fra il Distretto Socio-Assistenziale di Vibo Valentia e il Servizio Sociale del Comune di Mileto, Samantha ha potuto vedere la sua bambina soltanto in 8 occasioni da marzo ad oggi, per un totale di 9 ore complessive. Nove ore in sette mesi. In sostanza l’equivalente di mezza giornata.

Nemmeno una donna condannata al carcere avrebbe avuto una pena così grave, visto che molto spesso i Tribunali autorizzano che le detenute possano portare in carcere i bambini sotto i tre anni. In tutto ciò c’è una vittima assoluta che è la piccola bimba di Samantha, alla quale i nonni ed una burocrazia pelosa stanno togliendo il diritto sacrosanto di avere quel rapporto diretto e immediato con la propria mamma.

«Sono costernata e lacerata dal dolore – racconta Samantha – ho sempre vissuto con mia figlia ed io e lei abbiamo un legame unico. Il mio unico torto è stato quello di non riuscire a denunciare subito un compagno violento che non ha esitato a picchiarmi anche quando ero incinta di lui. Adesso però lui è a contatto tutti i giorni con mia figlia, visto che vive a casa dei genitori; a me viene invece negato ogni diritto. Quanto sto subendo è terribile e la cosa peggiore sono i danni gravissimi che questa situazione sta arrecando a mia figlia che ha solo due anni e mezzo e viene privata di una figura fondamentale come quella materna».

Sul punto ha voluto dire la sua anche una delle figlie di Samantha, Ilaria di 17 anni: «Per me e per i miei fratelli si tratta di un dolore grandissimo. Con noi il Servizio Sociale si è comportato forse in modo peggiore che con mia madre. Io e i miei fratelli infatti non abbiamo potuto mai avere un singolo contatto con la nostra sorellina. Non la vediamo dall’inizio di marzo. Ci chiediamo come sia possibile una cosa del genere e perché si debba privare una bimba così piccola dell’affetto di chi, come noi fratelli, ha con lei un legame di sangue».

La chiosa finale è dell’avvocato Massimo Bambara, legale di Samantha: «Continuiamo a ritenere che questa situazione abbia superato le vette più alte del paradosso, sino ad arrivare a lambire le cime più estreme dell’insostenibilità. Credo che questo gioco a rimpiattino fra Servizio Sociale e ASP di Vibo Valentia sia assurdo, oltre che lesivo dei diritti di una bambina così piccola. Una minore che non ha nemmeno 3 anni, a nostro avviso, dovrebbe stare con la mamma a meno che non sussistano gravi situazioni che, atti alla mano, non risultano.

Ci rimettiamo comunque alla decisione del Tribunale dei Minori di Catanzaro, ormai prossima, nella speranza che venga finalmente deciso lo spostamento del collocamento della bambina dalla casa dei nonni a quella della madre, visto che non sussiste più la relazione inadeguata fra i genitori, visto che la madre ha tutti i requisiti reddituali e morali per provvedere alle esigenze della piccola e soprattutto in ragione del fatto che privare una bambina del rapporto diretto con la madre è una tremenda atrocità che è già durata troppo tempo ed i cui danni alla sfera emotiva della piccola rischiano, nel tempo, di diventare incalcolabili».