venerdì,Ottobre 23 2020

Cagliari, 14enne perseguitata su Whatsapp, un ragazzo reggino tra i denunciati

I presunti responsabili sono stati individuati dalla Polizia di Stato per detenzione di materiale pedopornografico

Cagliari, 14enne perseguitata su Whatsapp, un ragazzo reggino tra i denunciati

Le indagini della polizia postale di Cagliari che hanno portato alla denuncia di tre minorenni che hanno umiliato una coetanea costringendola a realizzare video e foto di autolesionismo o con scene di sesso sono partite un anno fa. Gli agenti del Compartimento della polizia postale di Cagliari, coordinati dal dirigente Francesco Greco, hanno rintracciato la vittima: stava vivendo un periodo di grave disagio psicologico e il caso è stato segnalato alle strutture competenti.

Analizzando il telefonino della ragazzina, i poliziotti hanno scoperto che era in contatto con i tre denunciati, “i cosiddetti flamers – spiegano dalla Postale – soggetti che, all’interno dei gruppi social, inviano messaggi volutamente offensivi, denigratori e umilianti nei confronti di uno o più partecipanti alla chat di gruppo, scelti come bersaglio, con l’obiettivo di annientarli psicologicamente, facendo leva sulle loro fragilita’, fino ad indurli ad atti di autolesionismo ed ad intenzioni suicide”.

Nonostante molti numeri fossero fasulli, gli specialisti della Postale sono riusciti a risalire ai tre. Sono scattate le perquisizioni, richieste dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Cagliari, ed eseguite con la collaborazione dei Compartimenti della Polizia Postale di Napoli, Reggio Calabria e Pescara che si sono concluse con il sequestro di 5 telefoni cellulari e un notebook. Da una prima analisi sono subito saltate fuori le immagini pedopornografiche e i video di autolesionismo.

Sono stati individuati e denunciati dalla polizia di Stato per detenzione di materiale pedopornografico tre minorenni di 15 anni: uno residente a Napoli, uno residente a Reggio Calabria e una minorenne residente in provincia di Pesaro-Urbino. In questo modo è terminato un vero e proprio incubo per la vittima che era finita nella rete del gruppo di flamers.