lunedì,Ottobre 26 2020

Cellulari in carcere, i numeri preoccupano: 1700 trovati in meno di un anno. Ma arrivano i rimedi

La regione dove il problema è più evidente è la Campagnia. In Calabria, "solo" 34 apparecchi sequestrati. Aiutare i detenuti diventa ora reato penale

Cellulari in carcere, i numeri preoccupano: 1700 trovati in meno di un anno. Ma arrivano i rimedi

Di Francesco Bolognese – Una telefonata allunga la… leadership. Immediata e tempestiva si fa preferire a “pizzini e ‘mbasciate” che hanno tempi decisamente più lunghi. La sa bene chi possiede il “crimine” e deve gestire una cosca dalle patrie galere, ancor di più se ristretto al 41bis.
La corsa al cellulare “in camera” è stata in questi anni immediata ed abbastanza proficua. Il trend dei cellulari rinvenuti ai detenuti nelle carceri italiane è in preoccupante crescita. Si passa dai 213 del 2016 ai 1800 del 2019. E da inizio anno fino al 30 settembre u.s., fanno sapere dal Ministero della Giustizia, sono stati rinvenuti poco più di 1.700 (millesettecento) telefonini in uso a detenuti.
La regione col maggior numero di telefonini sequestrati da parte del PRAP (Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria) è la Campania (744), quella col minor numero è la Calabria (34).
La “ricreazione” potrebbe essere finita. Fornire un telefonino a chi è ristretto nelle patrie galere, secondo quanto previsto dal Dl sicurezza varato dal Governo, non sarà più considerato un illecito disciplinare ma un reato, con pene da 1 a 4 anni per le parti coinvolte. Le suddette pene saranno inasprite per chi favorisce detenuti posti al 41bis (carcere duro) e se a commettere questa violazione è un pubblico ufficiale.
Frattanto il DAP (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) ha acquisito e distribuito ai Provveditorati regionali: 200 rilevatori portatili denominati “mini tasso”, 65 rilevatori portatili di telefoni cellulari “PDA197”, 40 jammer (disturbatori elettronici), 90 apparecchiature a raggi X per il controllo dei pacchi.