lunedì,Gennaio 18 2021

Cittanova, una panchina rossa: simbolo e monito contro la violenza di genere

Il Pd: «Dall’assessorato alle politiche sociali del Comune, un impegno collettivo e personale contro la violenza sulle donne»

Cittanova, una panchina rossa: simbolo e monito contro la violenza di genere

«Celebrare oggi il 25 novembre, giornata per l’eliminazione della violenza sulle donne, diventa particolarmente importante, perché in questo momento di grande difficoltà abbassare la guardia su questo dramma diventa pericoloso, così come i dati ci confermano.

L’emergenza generata dall’epidemia di coronavirus ha accresciuto il rischio di violenza sulle donne, in tutto il mondo. In Italia si consuma un femminicidio ogni tre giorni. È fondamentale, pertanto, tenere alta l’attenzione su queste tematiche e mantenere viva la responsabilità di far qualcosa per l’eliminazione della violenza contro le donne».

Così il circolo PD di Cittanova che ritiene «significativo e importante che, in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, l’assessorato alle politiche sociali del Comune di Cittanova abbia promosso l’installazione a Piazza Caduti20 febbraio 1943 della Panchina rossa, simbolo e monito contro la violenza di genere.

Un atto dovuto per tenere alta l’attenzione su quanto accade ogni giorno sotto i nostri occhi, quale inizio di un percorso nella logica condivisa che le tematiche inerenti alla lotta contro la violenza, non possano e non debbano essere affrontate solo in questa giornata. L’impegno deve essere collettivo e personale.

L’impegno collettivo deve sollecitare le istituzioni e le autorità competenti a rafforzare tutti quegli atti e azioni necessarie a tutelare le donne, a sostenere le associazioni femminili, a costruire reti di comunità che mettano insieme tutti i livelli: forze dell’ordine, centri antiviolenza, case rifugio, reti socio-sanitarie territoriali. Si tratta di rafforzare nel bilancio della Regione i finanziamenti alla legge 20 del 2007 sul sostegno ai centri antiviolenza ed istituire un fondo di solidarietà regionale a favore delle vittime di violenza.

Mentre l’impegno personale di ciascuno di noi, in famiglia, a scuola e nella società, può prevenire queste tragedie se fa il suo dovere di educatore e se concentra la sua opera educante in una formazione culturale, sociale, paritaria, ma rispettosa delle diversità, una affettività sana ed equilibrata, una sessualità riguardosa dell’altro.

Si cresce donne forti attraverso un contesto socio familiare, una comunità educativa che unisce le proprie risorse per assecondare i talenti, le passioni, al di là del sesso di appartenenza, che insegni a porsi obiettivi reali e non chimere mediatiche che vogliono le ragazze tutte veline.

Far crescere i nostri giovani, le nostre ragazze, entro una rete di relazioni positive, fortifica la loro personalità, favorisce la costruzione di rapporti interpersonali appaganti, ma soprattutto aiuta a mantenersi lontani da quei legami malsani, squilibrati e violenti. O, almeno, aiuta a riconoscerli e ad avere la forza di fuggire per poi farsi aiutare. Dobbiamo fare ancora molto per cambiare la cultura della sopraffazione. Ci sono in gioco i diritti umani di tutti. Educhiamo i giovani: ogni bambina, ragazza e donna sia libera da discriminazioni, sottomissioni e violenza.

Occorre promuovere tutte le iniziative culturali idonee a diffondere, specie in età scolare, una consapevolezza delle più giuste dinamiche nei rapporti tra i sessi, convinti che una società migliore si costruisce affiancando alle attività di repressione affidate alle forze dell’ordine, quelle pedagogiche da promuovere in classe. Solo attraverso questo lavoro ed un impegno collettivo e individuale possiamo offrire una speranza concreta alle donne e soprattutto rendere onore alle tante vittime di violenza».