domenica,Gennaio 24 2021

Accusato di riciclare i soldi dei clan: Palmi difende Recordare, mentre a Gioia è inviso

Viaggio nelle città della Piana in cui orbita l'imprenditore che la Dda considera un "riservato" delle massomafie

Accusato di riciclare i soldi dei clan: Palmi difende Recordare, mentre a Gioia è inviso

È da giorni che i giornali, anche nazionali, parlano di lui, ma, di Roberto Recordare – nella sua Palmi – o lo difendono oppure sospendono il giudizio sul contenuto di una informativa che lo presenterebbe come uno dei più potenti terminali finanziari della ndrangheta.

Nessuno ha intenzione di “demolire” l’immagine dell’imprenditore che, negli anni, ha conquistato i tifosi con la squadra di pallavolo femminile di sua proprietà; nessuno che voglia andare oltre «la sorpresa» intorno alla presunta ambiguità del manager che ha creato un gruppo specializzato nella gestione di servizi informatici per la pubblica amministrazione, al punto da essere chiamato a relazionare anche nei convegni organizzati dal Pd cittadino.

Lui è a piede libero e i suoi avvocati precisano che non gli è arrivata nessuna comunicazione a proposito di un’inchiesta che partirebbe dai contatti che il 54enne avrebbe avuto con personaggi apicali dei clan di Sinopoli e Sant’Eufemia d’Aspromonte.

Nel silenzio delle associazioni è difficile trovare in città chi non sia «ansioso di vedere come andrà a finire», oppure chi – come un cittadino intervistato nella villa comunale – sostiene «che sia tutta una montatura mediatica». Nessuno mette la mano sul fuoco, però, e per capire meglio la managerialità del re dei siti internet comunali, bisogna andare nella vicina Gioia Tauro.

Qui da tempo ce l’hanno con la sua società, per come gestisce la riscossione dei tributi, e nel vivo delle polemiche sui giornali il direttore Recordare – di proprio pugno – nel settembre scorso, non le ha certo mandate a dire al suo committente, definendo il sindaco Alessio addirittura «spregiudicato».

Un “riservato delle masso mafie” per la Dda di Reggio Calabria, ma sovraesposto nei Comuni dove lavora: la polizia che lo indaga gli addebiterebbe anche il possesso di diversi timbri del municipio di Palmi.

«Io di questo non so nulla – dice il dirigente dell’Ufficio anagrafe, Sprizzi – ma 10 giorni fa si sono portati via l’intera cassaforte con almeno 100 carte d’identità in bianco. E non è la prima volta che capita».  Friabilità degli uffici di cui non si sapeva, per un “furto del secolo” – per il quale ovviamente Recordare non c’entra nulla – ma una cosa è certa: anche a Palmi tutto può accadere.