sabato,Novembre 27 2021

Nuove indagini su De Grazia e navi dei veleni: «Adesso cerchiamo assassini, non relitti»

Intervista all’ammiraglio Aurelio Caligiore, capo del Reparto ambientale marino della Guardia costiera. Il mandato dal ministro dell’Ambiente Costa e la delega del procuratore di Catanzaro Gratteri. Dal sospetto omicidio del capitano di fregata reggino alle navi dei veleni: nuova luce su alcuni tra i grandi misteri della Repubblica?

Nuove indagini su De Grazia e navi dei veleni: «Adesso cerchiamo assassini, non relitti»

«La sera in cui venne a mancare, era arrivato ad un certo punto del suo percorso: che cosa avrebbe fatto l’indomani, il 13, Santa Lucia del 1995, se il comandante fosse rimasto vivo? Chi doveva incontrare? Per quale motivo era partito da Reggio Calabria in direzione La Spezia? Il punto in cui si interrompe l’indagine del comandante De Grazia potrebbe essere il punto di partenza di questo nuovo filone d’inchiesta che ci porta stranamente lontano dal mare, dalle coste e dalle navi. Ci porta in altri lidi, ci porta in altre zone che stiamo cercando piano piano di battere per capire qual è il nesso causale della scomparsa del comandante De Grazia e dell’affondamento delle navi».

Il ministro e il procuratore

Roma, via Cristoforo Colombo 44, Ministero dell’Ambiente, sesto piano. L’ammiraglio Aurelio Caligiore è il capo del Ram, ovvero il Reparto ambientale marino del Corpo delle Capitanerie di Porto, l’uomo dello Stato sul quale puntano il ministro dell’Ambiente Sergio Costa e il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri per tentare di far luce su due grandi misteri della Repubblica: la morte del capitano di fregata Natale De Grazia e l’affondamento di un numero imprecisato di navi che nel loro ventre avrebbero trasportato rifiuti radioattivi (o comunque tossici) trasformando il Mediterraneo in una tomba di veleni.

Il ministro ha stanziato un milione di euro per nuove indagini tecniche sui relitti sospettati di custodire gli scarti nucleari, la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, invece, vuol comprendere se esistono o meno le condizioni per restituire verità, ma soprattutto giustizia, ai misteri che – malgrado le indagini esperite in passato dalle Procure di Nocera Inferiore, Salerno, La Spezia e, soprattutto, Reggio Calabria e Catanzaro, oltre che dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti – continuano ad aleggiare sulla morte del comandante De Grazia e le navi a perdere.

L’omicidio non si prescrive

L’ammiraglio Caligiore è un ufficiale pluridecorato: all’estero protagonista di diverse missioni umanitarie e di peacekeeping, in Italia una sorta di testa di cuoio nella tutela del mare e dell’ambiente. Oggi affronta quella che potrebbe profilarsi come la più grande sfida della sua prestigiosa carriera. Ne parla con cautela e raziocinio, ma anche con un profondo coinvolgimento emotivo: De Grazia è soprattutto «il collega», che «amava il mare e serviva lo Stato». Fosse rimasto in vita – spiega l’ammiraglio – «praticamente avremmo avuto la stessa età».

Il percorso, per l’alto ufficiale in divisa bianca ed i suoi 007 del mare chiamati ad indagare su misteri lunghi quasi quarant’anni, è in salita. «Tutti quei reati – evidenzia Aurelio Caligiore – sono in prescrizione ormai da anni. L’unico reato non prescrivibile, ed è quello sul quale si spera di avere un riscontro oggettivo, è l’omicidio». E così, oggi più di ieri, la morte di Natale De Grazia diventa la chiave per scardinare anche i segreti di una tra le pagine più controverse della storia italiana recente.

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