venerdì,Luglio 30 2021

Processo a Lucano, in aula la “relazione positiva” su Riace: «Per noi era tutto regolare»

Al via a Locri l'escussione dei testi della difesa. Un'impiegata amministrativa: «Sui migranti, più che il lato economico, si guardava il fattore umano»

Processo a Lucano, in aula la “relazione positiva” su Riace: «Per noi era tutto regolare»

«Commistione tra immigrati di Sprar e Cas? Per noi era tutto regolare». E’ uno dei passaggi chiave della testimonianza resa a Locri dall’ispettore prefettizio Francesco Campolo, il primo di una lunga liste di testi della difesa nel processo a carico di Mimmo Lucano, l’ex sindaco di Riace accusato di far parte di un’associazione a delinquere insieme ad altri 27 imputati finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e truffa sui progetti di accoglienza agli immigrati. Campolo venne inviato nel 2017 a Riace per accertare se alcuni migranti dello Sprar alloggiassero nelle case riservate al Cas. «Dovevamo andare lì per individuare eventuali anomalie – ha detto il teste – ma per noi era tutto tutto ok».

In aula è stata sentita anche una impiegata amministrativa dell’associazione “Los migrantes”. La donna si occupava dei lungo permanenti, spesso famiglie con bambini piccoli, a cui dal servizio centrale veniva detto di lasciare il progetto. «Sui migranti, più che il lato economico, si guardava il fattore umano – ha riferito la teste sollecitata dalle difese – Loro non volevano andare via e opponevano resistenza. E spesso, per scongiurare disordini, dovevano intervenire le forze dell’ordine. Inoltre capitava che l’associazione anticipava soldi per far fronte a spese urgenti. I fondi dello Sprar arrivavano in due tranche annuali. La Prefettura non aveva tempistiche prestabilite, con ritardi anche di 5-6 mesi nei pagamenti. Io stessa mi sono trovata ad anticipare delle spese per prodotti per bambini».

La dipendente ha quindi spiegato agli avvocati il funzionamento del pocket money. «250 euro al mese? No, ad essere erogati erano 75 euro al mese a persona. Il pocket money era anche uno strumento per supportare le famiglie nei loro paesi d’origine, o per ripagare i debiti contratti per il viaggio dalla Libia». Il processo riprenderà il prossimo 15 marzo.

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