venerdì,Aprile 16 2021

Politici ed associazioni uniti contro la discarica di Melicuccà. Presentato un esposto in Procura

Chiedono che si proceda, nei modi e nei termini di legge, nei confronti della Regione per l’inquinamento in atto provocato dalla discarica in località La Zingara

Politici ed associazioni uniti contro la discarica di Melicuccà. Presentato un esposto in Procura

È stato depositato stamattina, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palmi, un esposto-denuncia perché si proceda, nei modi e termini di legge, nei confronti della Regione Calabria, nella persona del presidente pro-tempore, nonché di tutti i dirigenti, funzionari e amministratori pubblici che a vario titolo sono ritenuti responsabili dell’inquinamento in atto, provocato dalla progettata nuova discarica per rifiuti solidi urbani in località La Zingara di Melicuccà.

A presentarlo alcuni consiglieri regionali, metropolitani e comunali, nonché i rappresentanti di varie associazioni, i quali evidenziano che la discarica che si vuole riaprire, «nel 2003 fu chiusa, perché non rispondeva ai requisiti di legge, ma nel 2009 il sito venne messo a disposizione della Regione e sono stati avviati il progetto e i lavori per una nuova discarica. Il 28 ottobre 2011, Legambiente Calabria ha depositato presso la Procura della Repubblica di Palmi una denuncia relativa a una serie di irregolarità che sarebbero state commesse nell’iter di autorizzazione e di costruzione della nuova discarica, evidenziando “l’esistenza, alla base della discarica, di una falda acquifera appartenente al torrente Arena, affluente del torrente Vina, falsamente rappresentato come avente una portata ridotta rispetto a quella, reale, di 100 litri al secondo, con conseguente pericolo di inquinamento del bacino acquifero di Gioia Tauro”.

Il 30 gennaio 2013, il Pm ha disposto il sequestro probatorio del sito della discarica ai fini di accertare la mancata bonifica della precedente discarica, la difformità di costruzione del nuovo impianto rispetto ai progetti e alle prescrizioni della Valutazione d’impatto ambientale (VIA) e la presenza di falde acquifere in prossimità della discarica; e a tal proposito, i carabinieri del Noe di Reggio Calabria accertavano condotte di falso circa la valutazione di idoneità del sito; abuso e omissione di atti d’ufficio con riferimento alla valutazione delle risultanze dell’istruttoria tecnica e del Dia (Dichiarazione inizio attività) specialmente in relazione alla mancata esecuzione dei lavori di bonifica e inquinamento con particolare riguardo alla dispersione nell’ambiente del percolato proveniente dalla vecchia discarica.

Il 25 maggio 2014, il Gip presso il Tribunale di Catanzaro, ha disposto il sequestro preventivo del sito sulla base delle criticità evidenziate dal consulente tecnico soprattutto in relazione alle errate valutazioni idrogeologiche, e il 19 maggio 2016, il Pm ha espresso parere contrario all’istanza di dissequestro avanzata dal dirigente del Dipartimento “Ambiente e territorio” della Regione, ritenendo non superate le circostanze ostative. Il 28 marzo 2019, il Gip di Catanzaro Pietro Carè ha dichiarato l’improcedibilità per intervenuta prescrizione dei capi di imputazione e ha disposto l’archiviazione del procedimento e il dissequestro dell’area, evidenziando che la definizione del procedimento penale non esimeva dal dovere dell’azione amministrativa di sanare i vizi di illegittimità del procedimento amministrativo; custodire il sito per evitare ulteriori fenomeni di inquinamento; bonificare il sito della vecchia discarica.

Il 20 maggio 2020, con ordinanza n. 45 la Regione ha ordinato alla Città metropolitana di Reggio Calabria, di attivare i conferimenti di RSU per circa 90 mila metri cubi e a fine 2020, i lavori di realizzazione della discarica sono ripresi e sono tuttora in corso, con prospettiva di conclusione entro il mese di maggio del corrente anno». Detto questo, hanno evidenziato che «è documentato il continuo spargimento di percolato dalla vecchia discarica nell’ambiente circostante e nessun tipo di intervento è stato sinora realizzato per bonificare la zona ed eliminare i permanenti rischi per la salute dei cittadini. Il geologo Aurelio Circosta il 30 novembre 2020, ha documentato che la discarica si trova all’interno del bacino di alimentazione della sorgente Vina (che da quasi un secolo fornisce acqua potabile a circa 20mila abitanti delle città di Palmi, Seminara e Melicuccà), ed esiste il fondato rischio che le acque della sorgente, nonché quelle della imponente falda, possano essere irrimediabilmente compromesse.

Il Piano di caratterizzazione ambientale prodotto per conto della Regione dal geologo Vincenzo Pizzonia il 29 marzo 2015, non ha preso in esame i rischi cui è sottoposta la sorgente Vina, e tuttavia in un successivo rapporto, depositato il 28 marzo 2018, lo stesso ha dichiarato “non accettabile il rischio per la risorsa idrica”. Il bacino idrografico sul quale dovrebbe sorgere la discarica inoltre, è di importanza strategica per tutta la Regione, potendo erogare oltre 200 l/sec dei quali solo una parte oggi è captata dall’acquedotto Vina; la medesima falda acquifera alimenta nelle immediate vicinanze una miriade di pozzi per il consumo umano e le necessità dell’agricoltura locale e non si può escludere che contribuisca anche alla formazione della sorgente di Caforchie che dà acqua alla città di Bagnara; il sito dove dovrebbe sorgere la discarica si trova nei pressi di uno stabilimento per la produzione e il commercio di surgelati (Calabria Pesca), a qualche centinaio di metri dai nuclei abitati della frazione Pomarelle di Bagnara e a circa 1,8 km dall’abitato di Sant’Eufemia di Aspromonte. Il sito non soddisfa dunque – concludono – neppure i requisiti imposti dal Piano regionale di gestione dei rifiuti, approvato con deliberazione della Giunta regionale n. 570 del 29 novembre 2019 che, a tutela della popolazione, fa espresso divieto di realizzare discariche a meno di 2 km da un centro abitato».

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