lunedì,Agosto 8 2022

Cosca Pesce, il ruolo del commercialista Tiberio Sorrenti: «Garante e mediatore degli interessi fra clan e imprenditori»

Gli inquirenti delineano la figura del commercialista arrestato perché ritenuto affiliato alla cosca della Piana. Si occupava persino della riscossione del pizzo dagli imprenditori e ricomponeva le fratture in seno al clan

Cosca Pesce, il ruolo del commercialista Tiberio Sorrenti: «Garante e mediatore degli interessi fra clan e imprenditori»

Per la Dda di Reggio Calabria, Tiberio Sorrenti, commercialista di Rosarno, sarebbe stato un vero e proprio affiliato alla cosca Pesce, una sorta di garante degli interessi del clan che avrebbe rappresentato la camera di compensazione fra gli imprenditori e gli esponenti mafiosi, occupandosi addirittura della riscossione del pizzo. È quanto emerge dall’inchiesta che ha disarticolato la consorteria ‘ndranghetistica dei Pesce, coordinata dal procuratore capo, Giovanni Bombardieri e dal procuratore aggiunto Gaetano Paci, che hanno messo insieme le tre forze di polizia riuscendo a far luce sugli interessi delle cosche dell’area tirrenica nella grande distribuzione alimentare, negli appalti del settore portuale e nelle estorsioni in generale.

Mediatore fra cosca e imprenditori

Ma chi è Tiberio Sorrenti? Stando alla ricostruzione del procuratore capo, Giovanni Bombardieri, si tratta di un «mediatore fra le richieste della ‘Ndrangheta e la disponibilità degli imprenditori che operavano sul territorio. Il commercialista – spiega il magistrato – arrivava a mediare anche quando le anime diverse della cosca entravano in conflitto fra loro. Ha messo a disposizione il proprio studio ed ha concretizzato quella attività illecita, costituendo un sicuro punto di riferimento per la cosca stessa». Bombardieri rimarca come «a lui si rivolgono dicendo “sei tu che te la devi vedere, vedere la mesata da dove deve uscire”. Il suo ruolo emerge più chiaramente quando una delle anime della famiglia Pesce entra in contrasto con un’altra parte della medesima famiglia su entità spartizioni e pretende una maggiore partecipazione alla spartizione dei risultati illeciti finanziari. Emerge chiaramente il ruolo del commercialista nell’individuare le possibilità di intervenire per soddisfare le pretese della famiglia».

Sorrenti regista delle attività di schermatura

Del ruolo di Sorrenti ne parla anche il comandante provinciale della Guardia di Finanza, colonnello Cintura: «Questi è stato il regista di tutte le attività di gestione e schermatura. È stata dimostrata una forte capacità della cosca di permeare l’economia e inserirsi nel settore economico». Profilo ripreso anche dal colonnello del Ros, Sasso Iovene: «Il professionista era un affiliato alla cosca, svolgeva persino la riscossione dei proventi estorsivi. Lui era il garante, una sorta di camera di compensazione degli interessi delle cosche e degli imprenditori. Questi a volte erano vittime, altre volte collusi. Addirittura a Sorrenti era stato concesso un certo grado di autonomia nel mediare e modulare le richieste e le pretese delle cosche e degli imprenditori».

Anche il comandante del nucleo di polizia economico-finanziaria della Gdf reggina, Marco Marricchi, delinea la figura del commercialista, come «colui che era deputato a mettere una distanza fra gli appartenenti alle cosche e gli imprenditori, attraverso due diverse metodologie: creazione di società di comodo e pagamento ai padroncini che, a loro volta, retribuivano la cosca; oppure con un canone da 12mila euro che era stato imposto per il centro di distribuzione sequestrato. Esso, pur intestato fittiziamente ad una società cooperativa, era però riconducibile alla famiglia Pesce».

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