venerdì,Maggio 14 2021

Trovato morto il pentito di ‘Ndrangheta, Antonino Filocamo. È giallo

Klaus Davi incredulo: «Non riesco a credere che si sia ammazzato. Non può essere. Non era depresso»

Trovato morto il pentito di ‘Ndrangheta, Antonino Filocamo. È giallo

E’ stato trovato morto il collaboratore di giustizia Antonino Filocamo, di 33 anni. Il suo corpo è stato trovato nell’appartamento nel centro di Lecce dove il pentito di Reggio Calabria era sotto protezione, dalle forze dell’ordine allertate dai familiari che non avevano notizie di lui da alcune ore. Il corpo era riverso a terra. Al momento l’ipotesi più accreditata è quella del suicidio.

Il medico legale, infatti, sembra non aver riscontrato alcun segno di violenza. Nella stanza dove è stato trovato morto il pentito non ci sono tracce di colluttazione. Non sarebbero stati trovati neanche biglietti che possano lasciare intendere la volontà di uccidersi.

Vicino alla cosca Serraino, Filocamo era stato arrestato l’estate scorsa nell’ambito dell’operazione “Pedigree”. Subito dopo aveva deciso di collaborare con i pm di Reggio Calabria Stefano Musolino e Walter Ignazitto e con la Dda guidata dal procuratore Giovanni Bombardieri. Tra poche settimane doveva iniziare il processo alla cosca Serraino che lo avrebbe visto fra i protagonisti più attesi.

Sono sue alcune fra le più importanti dichiarazioni rilasciate anche sull’omicidio dell’ex pentito Nino Gullì, freddato nel 2008 nel corso della festa patronale del quartiere Modena, all’ingresso di una sala giochi, nelle case basse della zona a sud di Reggio Calabria.

L’incredulità di Klaus Davi

«Apprendo con incredulità la notizia della morte del pentito Filocamo.
Ci eravamo sentiti e scambiati messaggi fino a venerdì. Non mi era
sembrato per nulla depresso anzi. Mi aveva mandato un commento su un mio intervento a Tg Com proprio venerdi o sabato . Conservo tutti i suoi
sms». Lo ha dichiarato Klaus Davi. «Ci conoscevamo dal marzo dello
scorso anno nel 2020 in piena pandemi
a. Mi aveva telefonato in ufficio
e aveva iniziato a raccontarmi le vicende della Ndrangheta di Reggio
Calabria otto mesi prima che decidesse di pentirsi. Ci siamo incontrati
piu volte anche nel suo locale . Non abbiamo mai interrotto i contatti.
Tutte le sue dichiarazioni che avevo raccolto sono state in gran parte
confermate dalle acquisizioni della DDA successivamente. Non riesco a
credere che si  sia ammazzato. Non può essere. Non era depresso. Anzi».

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