martedì,Giugno 25 2024

‘Ndrangheta, il pentito Cortese: “Bombe in Procura, nel 2010 ci fu un depistaggio”

Le rivelazioni del pentito della cosca Serraino gettano nuove ombre sugli attentati agli uffici giudiziari per i quali si autoaccusò il boss Nino Lo Giudice

‘Ndrangheta, il pentito Cortese: “Bombe in Procura, nel 2010 ci fu un depistaggio”

Sulle bombe del 2010 ai danni della Procura generale presso la Corte d’Appello e al magistrato Salvatore Di Landro, per il pentito Maurizio Cortese c’è stato un “depistaggio”. Lo ha detto il collaboratore di giustizia Maurizio Cortese nei verbali redatti dalla Dda di Reggio Calabria. In un primo momento le indagini si erano indirizzate sulla cosca Serraino fino alla collaborazione di Nino Lo Giudice che si è autoaccusato degli attentati.

«Mi avevano messo in mezzo a me per tutto il casino che ho fatto nel processo ‘Epilogo’ – ha raccontato Cortese – l’ho fatto perché volevo che uscivano fuori i nomi di queste persone perché io non ho mai capito per quale motivo hanno messo la bomba alla Corte d’Appello, poi gliel’hanno messa a casa di Di Landro. Ma perché Di Landro? La verità non la sa nessuno, avete capito? O forse la sa Nino Lo Giudice… però certe cose non ritornano”. Sempre nei verbali Cortese aggiunge anche che “non lo dicono le persone – dichiara Cortese – non lo dicono le carte… lo dicono le situazioni dottore. Io sapevo che Morabito era confidente».

Il pentito si riferisce a Domenico Morabito, arrestato nell’operazione “Pedigree”. Ai pm Stefano Musolino e Walter Ignazitto, il collaboratore fa i nomi anche degli avvocati Paolo Romeo e Giorgio De Stefano, principali imputati del processo “Gotha”: «Non sono più a livello di ‘ndrangheta. Loro – dice – non fanno parte, non hanno a che fare con me per dire o con… hanno a che fare solo con personaggi che io non posso avere capito, del terzo livello». Al boss Pietro Labate, inoltre, Cortese aveva confidato il suo malessere nei confronti dei confidenti: «Perché non gli dobbiamo fare niente? Fino al 2016 dove sapevo che c’erano queste persone io volevo fare dei dispetti. Pietro Labate mi ha detto no. Dice non funziona più così Mauro, dice se tu vuoi stare fuori, se tu vuoi stare tranquillo cioè non è che devi andare tu a fare il confidente, però dice non ti puoi mettere nemmeno contro… perché funziona in questo modo».

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