martedì,Giugno 25 2024

Infermiere aggredito al Pronto soccorso di Locri, Opi: «Urge un posto fisso di polizia»

Presidente Pasquale Zito: «Se l’aggressore è davvero un medico ci aspettiamo, come utenti e come corpo professionale, la conseguente dura posizione dell’Ordine dei medici»

Infermiere aggredito al Pronto soccorso di Locri, Opi: «Urge un posto fisso di polizia»

«A distanza di 12 giorni, nostro malgrado, ci ritroviamo a dover reiterare con forza e con crescente indignazione quanto scritto nella precedente, analoga, occasione». È quanto dichiara Pasquale Zito, presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche della provincia Reggio Calabria, commentando l’aggressione ai danni di un infermiere del Pronto soccorso di Locri.

«Lo scenario è il medesimo – continua – l’ormai tristemente famoso Ospedale di Locri, dove non cambiano nemmeno i protagonisti dell’assurda vicenda, un infermiere durante il turno di servizio e un paziente che con arroganza e per futili motivi lo aggredisce con bestiale violenza colpendolo al volto con un pugno. Ad aggravare, se possibile, la vicenda ci sarebbe la professione svolta dall’aggressore che, a quanto risulta dalle cronache, si sarebbe qualificato come medico. Questa circostanza, se confermata, renderebbe la vicenda raccapricciante e causerebbe nocumento all’intera categoria degli operatori sanitari, minandone alla base la credibilità e la fiducia da parte dell’intera utenza».

Detto questo, per Zito «appare ancora più urgente l’istituzione del posto fisso di polizia presso l’Ospedale di Locri, come già richiesto nel nostro precedente intervento, al fine di scongiurare il ripetersi di episodi di questo tipo, e, magari, con esiti peggiori. Al collega vittima dell’aggressione, l’Opi di Reggio Calabria, a nome di tutti gli infermieri della provincia di Reggio Calabria, esprime vicinanza, solidarietà e sostegno. Inutile aggiungere, concludendo, che se fosse confermata la voce per la quale l’aggressore sarebbe un medico, ci aspettiamo, come utenti e come corpo professionale, la conseguente dura posizione dell’Ordine dei medici».

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