martedì,Novembre 30 2021

Mala pigna, lo scontro per il potere nel clan Pesce di Rosarno: «Ecco chi è il nuovo reggente»

Nelle carte dell’inchiesta emergono importanti particolari sullo scontro interno per la successione in uno dei più importanti clan di ‘ndrangheta

Mala pigna, lo scontro per il potere nel clan Pesce di Rosarno: «Ecco chi è il nuovo reggente»

di Francesco Altomonte – Soldi che non arrivano ai detenuti, i vertici della cosca seppelliti sotto una montagna di anni di carcere, fibrillazioni nella famiglia per la scelta del nuovo reggente. Nelle carte dell’inchiesta Mala pigna emergono importanti particolari sullo scontro interno per la successione in uno dei più importanti clan di ‘ndrangheta, quello dei Pesce di Rosarno. I vertici della famiglia rosarnese sono stati decapitati da inchieste e processi lasciando un vuoto nel quale le nuove leve battagliano per trovare spazio e guadagnare prestigio criminale.

Gli inquirenti scoprono delle fibrillazioni all’interno della famiglia Pesce grazie a una intercettazione. I carabinieri del comando provincia di Reggio Calabria stanno captando le conversazioni di Rocco Delfino, considerato l’uomo ombra dei Piromalli e principale indagato nell’inchiesta. Ascoltando le sue telefonate, i militari si imbattono in una conversazione con un indagato di Rosarno, Francesco Benito Palaia, esponente della cosca Bellocco, famiglia federata con i Pesce da anni.

Il discorso sulla nuova reggenza della cosca «veniva introdotto da Rocco Delfino – scrivono gli inquirenti – il quale domandava “ma è vero che Pizzolino…?” e Francesco Benito Palaia “miiiinchia”; a questo punto Delfino gli faceva notare come il suo stesso interlocutore una volta gli disse che a comandare fosse il figlio di Savino Pesce. Tuttavia nel frattempo a Delfino era arrivata a più parti “l’ambasciata” che fosse Pizzolino (Antonino Pesce classe 93 figlio di Rocco Pesce classe 69) ad avere l’attuale reggenza».

Palaia, secondo quanto appuntano gli investigatori, faceva comprendere come in un primo momento i “candidati” alla reggenza erano, appunto, i figli di Savino Pesce, ma un problema interno a questo nucleo familiare avrebbe fatto propendere per un altro candidato.

«A dire di Palaia – si legge nelle carte – il figlio di Savino appena scarcerato si recò ad un colloquio in carcere con un soggetto (non citato da Palaia ma verosimilmente il padre). Il Savino è da intendersi Savino Pesce classe ’63, padre di quattro maschi: Rocco classe 84, Vincenzo classe 86, Antonino classe ’91, Giuseppe 1997. Dei soggetti di cui sopra Giuseppe non è mai stato sottoposto a misura carceraria mentre Rocco e Vincenzo sono tuttora in stato di detenzione in carcere».

Dunque l’unico possibile figlio di Savino che, dopo la liberazione, si sarebbe recato in carcere per il colloquio «è da individuare in Antonino Pesce classe ’91, scarcerato a luglio 2018. Antonino Pesce, a dire del Palaia, sarebbe stato contrariato dalla causa di quando accaduto mentre era detenuto in carcere, lamentando di non avere avuto alcun aiuto economico se non dal padre. Ciò a differenza del trattamento riservato al fratello Vincenzo il quale, invece, avrebbe goduto del mantenimento economico durante la detenzione dalla cosca di appartenenza».

La questione venne, a dire di Palaia, affrontata in una riunione tra le cosche Pesce-Bellocco e chiarito nel senso che Nino (Antonino Pesce classe ’91) nulla avrebbe potuto pretendere perché, letteralmente, «non c’entra niente; discorso diverso per il fratello maggiore Vincenzo a cui il denaro viene invece garantito mensilmente».

I dissidi all’interno della famiglia di Pesce Savino, secondo quanto captano gli investigatori dell’Arma, «avrebbero lasciato terreno fertile all’emergente Antonino Pesce ’93 detto Pizzolino, figlio di Rocco Pesce», che avrebbe scalato i vertici della cosca fino a diventarne il reggente.

«Alla luce delle nuove dinamiche che vedevano uscire dai giochi il figlio di Savino Pesce, la preoccupazione di Palaia sembrava ricadere sulla possibile alleanza tra due soggetti ad oggi detenuti, da lui indicati con i nomi di Ciccio e Savino i quali manterrebbero una costante interlocuzione epistolare. Da contesto e di quando riportato da Palaia, Ciccio sembrerebbe trattarsi di Francesco Pesce classe ’78 detto Testuni e Savini Pesce classe ’63».

Francesco Pesce è figlio del mammasantissima della cosca Antonino Pesce detto Testuni, ergastolano e boss della famiglia da almeno due decenni nonostante la lunga detenzione. Secondo le inchieste e le sentenze emesse negli anni scorsi, la cosca rosarnese fu retta per diversi anni da Francesco Pesce, detto Ciccio testuni, nonostante la giovane età. Dopo la sua cattura e quella dei suoi zii, il clan rimase senza guida. Da quella intercettazione tra Palaia e Delfino gli inquirenti credono di avere individuato il nome del nuovo reggente.

Secondo Palaia, quindi, la stabilità nella cosca sarebbe stata garantita da una sorta di patto tra Francesco Pesce e suo zio Savino.

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