sabato,Maggio 28 2022

Operazione Propaggine, elezioni amministrative a Cosoleto condizionate dagli Alvaro

Le conclusioni del gip Angela Mennella nell'ordinanza di custodia cautelare emessa su richiesta del procuratore Giovanni Bombardieri e dall'aggiunto Gaetano Paci

Operazione Propaggine, elezioni amministrative a Cosoleto condizionate dagli Alvaro

Le intercettazioni registrate dalla Dda di Reggio Calabria nell’ambito dell’inchiesta Propaggine mostrano come a Cosoleto la ‘ndrangheta avesse da sempre condizionato il libero svolgimento del voto. È quanto scrive il gip Angela Mennella nell’ordinanza di custodia cautelare emessa su richiesta del procuratore Giovanni Bombardieri e dall’aggiunto Gaetano Paci.
«Le elezioni amministrative del Comune di Cosoleto del giugno 2018 – scrive il gip – sono state pesantemente condizionate dalla cosca Alvaro in accordo con il sindaco uscente Antonino Gioffrè, poi nuovamente candidato ed eletto» ed oggi arrestato e posto ai domiciliari.

Nelle carte dell’inchiesta Propaggine non c’è solo il controllo mafioso del voto, ma spuntano anche le parentele scomode di diversi amministratori locali. In particolare, il vicesindaco Giuseppe Modafferi è un nipote di Antonio Alvaro detto ‘u massaru’, il presidente del consiglio comunale Giuseppe Antonio Calvo ha rapporti di frequentazione con gli indagati Domenico Carzo, Antonino Rechichi e Ferdinando Ascrizzi. Assieme a quest’ultimo, invece, l’assessore Antonio Licastro è indagato per truffa aggravata ai danni dello Stato per assenteismo sul luogo di lavoro.

L’indagine ha fotografato anche la campagna elettorale vinta da Gioffré. Contro di lui, alle elezioni del 2018, si era candidato Giuseppe Casella che è nipote di Antonio Carzo, ritenuto esponente di spicco della cosca di Cosoleto. Lo zio boss, però, non sosteneva il parente il quale era stato sollecitato dalla famiglia mafiosa a non candidarsi in quanto ci sarebbe stato un accordo elettorale politico mafioso stretto con Antonino Gioffrè, dietro la promessa del reperimento di posti di lavoro in favore di soggetti molto vicini a Carzo.


«In particolare – spiega il gip – la contropartita per il sostegno elettorale si sarebbe dovuta sostanziare nel reperimento di un lavoro per Vincenzo Carzo, figlio di Antonio, e anche per Annunziata Maria Catena Modafferi, compagna del primo».
Secondo gli inquirenti, pochi mesi dopo le elezioni, Vincenzo Carzo è risultato idoneo nel bando regionale di servizio civile per l’attuazione della misura garanzia giovani denominato Green Vision.

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