martedì,Maggio 21 2024

Processo Miramare, il legale Laganà: «Muraca non era la longa manus di nessuno»

L’avvocato dell’ex assessore della giunta Falcomatà: «Non confondiamo ingenuità con fatti più gravi degli anni precedenti»

Processo Miramare, il legale Laganà: «Muraca non era la longa manus di nessuno»

Lunga difesa dell’avvocato Sergio Laganà per l’ex assessore Giovanni Muraca nel processo Miramare, in corso alla Corte d’appello di Reggio Calabria. Nella seduta odierna anche gli interventi di Andrea Alvaro, legale di Paolo Zagarella e degli avvocati Azzarà per Giuseppe Marino.

Inizialmente vengono acquisiti l’atto costitutivo dell’associazione arci “Il sottoscala” di Zagarella e tre messaggi di posta certificata relativi alla richiesta di copia atti.

L’arringa di Laganà muove dalla figura di Muraca: «La storia delle persone ha un significato. Muraca non è la longa manus di nessuno, è solo un giovane uomo, eletto consigliere, nominato assessore, non esperto dei fatti burocratici.

Era stato come volontario a Nassiria, in Libano, poi era transitato nella polizia. Un soggetto utilizzato dal sindaco ma per mettere ordine nella polizia municipale, nei ristoranti abusivi del lungomare. Difficile immaginare che con questo passato possa mettersi a disposizione di qualcuno per un disegno criminoso, come quello tracciato dalla procura».

Miramare, una vicenda banale

Per il legale «La vicenda del Miramare è assolutamente banale». Laganà sposta l’attenzione sul quadro politico dell’epoca dei fatti, il 2015, con la giunta Falcomatà eletta dopo il commissariamento.

«Questi giovani amministratori dell’epoca erano un’alternativa a ciò che era avvenuto prima. Erano una classe dirigente che ha rappresentato l’alternativa. I giudici di primo grado hanno reso una sentenza errata e su questo convincimento si è espresso per la conferma il procuratore generale.

Ognuno di noi si deve assumere una responsabilità in più su questo caso, ricordando che veniamo dalle infiltrazioni che hanno caratterizzato per un decennio il comune. Non confondiamo errori e ingenuità con fatti più gravi degli anni precedenti».

Le chiavi del Miramare

Dalle parole ai fatti. A quella consegna di chiavi fatta dall’assessore Muraca. Chiarisce l’avvocato Laganà: «Le chiavi sarebbero state consegnate tra il 16 luglio, momento dell’approvazione della delibera e prima della pubblicazione della stessa.

Per un amministratore avere le chiavi di un bene non viola nessuna legge. Per l’accusa le chiavi siano state consegnate per qualche giorno a Zagarella al quale viene contestata immissione nel possesso.

Nessuna consegna chiavi ma un’apertura per consentire l’accesso salvo poi la restituzione delle chiavi. Non è un illecito. Ma un atto tollerato». E la prova dei fatti presentati dalla difesa i verrebbe dai «tabulati telefonici di Zagarella che il 27, 28 luglio, si è sentito al telefono con Paolo Giustra detentore delle chiavi».

Per il legale le chiavi venivano quotidianamente riconsegnate al custode delle stesse. Tanto che «il 27 novembre le chiavi verranno date all’associazione Ulysses, con Giustra che sigla il verbale di consegna delle chiavi tornate in suo possesso.

Non era illecito che l’amministratore detenesse le chiavi e consentisse l’ingresso. Nessuna immissione nel possesso formalizzata in atti amministrativi. Nessun abuso di ufficio».

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