martedì,Dicembre 6 2022

Reggio, Arcidiaco dopo la tentata rapina a “Spazio open”: «In città è emergenza sociale»

Il noto editore si sfoga su facebook: «C’è recrudescenza della criminalità, ma ma non si ricorda un solo arrestato per cosiddetti i reati minori»

Reggio, Arcidiaco dopo la tentata rapina a “Spazio open”: «In città è emergenza sociale»

«Paura, rabbia, smarrimento, sono queste le sensazioni che colgono tanti esercenti la mattina, all’apertura dei loro negozi». Così l’editore Franco Arcidiaco, direttore responsabile de La Riviera, sui suoi canali social commenta la disavventura toccata ieri mattina ad Antonella Cuzzocrea davanti alla vetrina di Spazio Open sfondata e distrutta.

«I due solerti e professionali poliziotti intervenuti, hanno confermato che si è trattato di uno scassinatore seriale che ha colpito sei esercizi tra Via Aschenez e Via Filippini. Da noi, a Spazio Open, non ha rubato nulla… i libri non son buoni nemmeno da rubare… però ci è costato il danno alla vetrina e l’amarezza mista a paura nel vedere la porta sfondata e il nostro lavoro violato».

Ma secondo Arcidiaco, che nel recente passato ha ricoperto anche la carica di portavoce del sindaco Giuseppe Falcomatà, il problema è che «c’è in città una vera emergenza sociale. In città – prosegue – si registra una recrudescenza della microcriminalità, e da qualche mese la cittadinanza si trova a fare i conti con auto bruciate, taglieggiamenti, scippi, rapine, furti, aggressioni e violenze. Gli inquirenti, sempre alla ricerca spasmodica del terzo livello, sono in tutt’altre faccende affaccendati e lasciano campo libero al primo livello, alla manovalanza che tormenta cittadini e commercianti».

Da qui la critica neanche velata: «A memoria d’uomo non si ricorda un solo arrestato per i reati cosiddetti minori che angustiano le nostre giornate. In compenso, nei tribunali si favoleggia ancora di osso, mastrosso e carcagnosso, si rispolverano fascicoli vecchi di 40 anni e si riportano in vita improbabili boss ottuagenari che si reggono in piedi a malapena».

Per lui, cittadini e imprenditori onesti, sono allo stremo delle forze e la città affonda nelle sabbie mobili. «Prefetti, questori e procuratori giungono a Reggio, città di frontiera, solo per conseguire il “diploma di master” che li proietti verso brillanti carriere. Siamo una città laboratorio destinata a marcire nel brodo di coltura alimentato dal cinismo di chi ha interesse a mantenere il Sud in condizione di irredimibilità».

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