giovedì,Giugno 13 2024

Guerra in Ucraina, Scilla accoglie Vlady: un gesto d’amore che ridà speranza a chi ha perso tutto sotto le bombe

Dalla paura alla rinascita, così la vita del piccolo ucraino è ricominciata grazie a chi ha aperto le porte della propria casa

Guerra in Ucraina, Scilla accoglie Vlady: un gesto d’amore che ridà speranza a chi ha perso tutto sotto le bombe

Sta continuando silenziosamente a mietere vittime. No, la guerra in Ucraina non è finita. Le bombe continuano a distruggere e gli uomini a combattere. Tutto mentre il clamore mediatico si è spento, distratto da altre storture che mancano di ricordarci quanto infinitamente poco contiamo per un sistema che vive di numeri. 

Oggi contiamo i morti di Cutro, ieri quelli in Ucraina. Ma la pagina del conflitto tra Russia e Ucraina è stata voltata solo dai media che hanno spento i riflettori su quella che è una guerra fatta di resistenza. In tanti, troppi sono scappati per sopravvivere.

Così come chi ha affrontato il mare in tempesta reputandolo più sicuro di una casa ormai lontana, tanti ucraini, famiglie intere, orfani e bambini hanno tra le lacrime abbandonato il confine e una casa ormai distrutta. E tra le macerie di una vita disintegrata al deflagrare di una bomba, hanno trovato nella vicina Italia un posto sicuro.

La fuga

E la Calabria nel suo piccolo ha dato il meglio di se. In particolare la comunità si Scilla che ha deciso di aprirsi all’accoglienza raccogliendo la sfida del centro Agape.

Il volto di Oksana riassume quello che è l’impatto della guerra sulla vita di migliaia di donne ucraine che vivono ogni giorno sotto l’incubo dei bombardamenti, al freddo, con il rischio di essere uccise, magari con i propri figli, da colpi di mortaio o da missili che distruggono ciò che capita sotto tiro, come un terremoto che demolisce tutto all’improvviso. 

Oksana ha un volto segnato da una profonda tristezza, con gli occhi senza lacrime dopo averle consumate tutte, dalla paura per il marito e il figlio che stanno combattendo e che non sa se al termine della giornata li potrà rivedere o almeno sentirli. Per questo ha deciso di portare in Calabria il figlio quattordicenne Vlady con la speranza di sottrarre almeno lui ai pericoli della guerra. 

L’affido

È solo una goccia d’acqua in un deserto di dolore. Un affido che durerà sei mesi, con la speranza che questa devastante guerra si concluda presto. Ha affrontato due giorni di viaggio che si concluso con la consegna del figlio alla famiglia di Scilla che ha deciso di accoglierlo nel rispetto delle procedure previste per queste emergenze umanitarie. 

E’ stato un momento molto emozionante l’incontro della mamma e del figlio con la famiglia di Maria e Fortunato, il problema della lingua non ha permesso di esternare i sentimenti che la donna provava, ma anche senza pronunciare parole traspariva chiaramente nel suo volto la sofferenza per il distacco assieme alla gratitudine per questa sorta di pronto soccorso che è riuscita a trovare in questa famiglia. Un nucleo familiare di gente semplice, lui macellaio, lei casalinga, con quattro figlie, tutte concordi ad aprire le porte della loro casa a questo loro coetaneo che chiedeva accoglienza in questo momento delicato della sua vita. 

La testimonianza

Alla domanda sul perché hanno deciso di fare questa scelta rispondono così: «Il motivo è facile da individuare: guardare quelle immagini al telegiornale delle mamme che abbracciavano i figli senza riuscire a difenderli e a proteggerli è qualcosa che da genitori ci ha toccato profondamente. Abbiamo quattro figlie in età adolescenziale e inevitabilmente ci siamo chiesti se fosse successo a noi che fine avrebbero fatto i nostri figli?

Da qui nasce la nostra scelta: dalla gratitudine nei confronti della vita che riteniamo essere stata fin troppo generosa nei nostri confronti donandoci quattro figli splendidi che non hanno avuto alcuna ritrosia nel fare “spazio” a un nuovo fratello. E dal desiderio di prestare le nostre braccia a quelle mamme che non erano in grado di proteggere i propri figli». 

La voce di Scilla

L’affido è stato reso possibile anche per la disponibilità della commissaria prefettizia Antonia Surace e dall’assistente sociale Anna Maria Bellantoni. Le donne hanno curato le procedure burocratiche per la sottoscrizione dell’affido che prevede l’accompagnamento della famiglia da parte del Centro Comunitario Agape.

In occasione della firma la commissaria, che non ha nascosto la sua commozione per la vicenda, ha pronunciato parole di ringraziamento e di incoraggiamento ad Oksana. Per il suo coraggio e per la sua determinazione a fare tutto il possibile per la tutela del figlio, con il sacrificio del distacco e della rinuncia, anche se temporanea, ad averlo vicino. 

L’appello

Visto il perdurare della guerra anche altre mamme ucraine stanno chiedendo al Centro Agape disponibilità. Servono altre famiglie aperte a questo servizio di affido internazionale che sicuramente non è risolutivo per il futuro di questi minori ma rappresenta comunque una sorta di piccolo corridoio umanitario per stare loro vicini, per non lasciarli soli.

Questa esperienza rappresenta un piccolo raggio di luce nel buio che ha avvolto il Paese con la tragedia umanitaria di Cutro . Una tragedia che ha visto la Calabria toccata direttamente da questa triste vicenda. Una piccola testimonianza che viene dalla Calabria che pur vivendo mille emergenze dimostra che accogliere chi scappa da un paese in guerra è possibile, anzi doveroso. 

Articoli correlati

top