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BOTTE ALL’INSEGNANTE | La moda dei genitori 2.0 è negare l’autorità degli educatori: quando i figli controllano la famiglia

Un padre o una madre che sceglie di picchiare un docente ha deciso che futuro vuole per il proprio figlio. Un futuro fatto di incertezze, di violenza, di insulsa prevaricazione fisica. Scevra da ogni giudizio sterile questa riflessione dovrebbe quantomeno servire a fermarci e riflettere: cosa stiamo continuando a sbagliare?

BOTTE ALL’INSEGNANTE | La moda dei genitori 2.0 è negare l’autorità degli educatori: quando i figli controllano la famiglia

Me lo ricordo bene. Nonostante il passare del tempo inesorabile io non lo dimenticherò mai come reagiva mia madre quando veniva convocata a scuola. Dire “ai miei tempi” mi fa sentire profondamente anziana eppure io neanche mi ci avvicino a quelli che oggi gli adolescenti chiamano boomer.

La notizia

Ecco, proprio per questo, leggendo la notizia di un padre che aggredisce un docente piuttosto che una dirigente che ha “addirittura” osato convocarlo per parlare del comportamento del figlio, mi lascia basita. E non parlo da docente o da adulta sia chiaro. Parlo da figlia che è stata studente e che tutto era fuorché uno stinco di santo. Povera donna mia madre, l’ho fatta tribolare, che oggi solo a ricordarlo mi vergogno profondamente. Ma tutto serve. E oggi quel passato da adolescente ribelle fino al limite mi serve ad analizzare in modo del tutto asettico quello che sta accadendo anche alle nostre latitudini. Vedere un genitore, mia madre, che nonostante la mortificazione di essere richiamata più volte perché «sua figlia disturba tutta la classe» giusto per dirne una, rimanere totalmente imparziale è stato per me un esempio.

Il ruolo del docente

Lasciatemelo dire, ai miei tempi non se lo sognava nessuno di difendere noi “poveri” figli e studenti. Noi avevamo sempre torto e non esisteva replicare o giustificare. Il docente aveva tutta l’autorità, socialmente riconosciuta, di richiamare prima gli studenti e poi i genitori al perdurare della situazione. I docenti erano riconosciuti davvero come educatori e in quanto tali non dovevano essere messi in discussione. E andiamo a oggi. Cosa è successo? Cosa ci ha portato a consentire che un docente, come un medico, nello svolgere il ruolo e la professione per cui hanno studiato e si sono formati vengano messi in discussione da chi, invece, fa altro nella vita? Quando e come è successo che i figli, gli studenti, hanno ottenuto il diritto di prendere le redini e il controllo nelle famiglie prima e poi, sentendosi legittimati, anche a scuola?

Genitore violento

Non so quando tutto questo sia successo e cosa lo abbia scatenato. Di certo, guardando ad una cronaca che ci racconta oggi di un genitore che, all’interno dell’istituto comprensivo “San Sperato-Cardeto”, ha aggredito un docente perché ha osato richiamarlo sul comportamento non idoneo del figlio mi sembra che ci sia veramente poco da sperare. Stiamo parlando solo dell’ultimo e a noi più vicino caso di violenza insensata nei confronti di educatori. Solo due giorni fa a Varese una docente è stata accoltellata da uno studente.

I fatti più gravi

Solo quattro giorni fa a Taranto, all’istituto comprensivo Europa Alighieri, il preside Marco Cesario era finito in Pronto soccorso dopo essere stato immobilizzato a un polso, scaraventato a terra e colpito con calci e pugni dal padre di una bambina. Il 2 febbraio il dirigente scolastico dell’istituto Bozzini-Fasani di Lucera (Foggia), era stato aggredito dalla madre di un allievo che non riteneva sufficiente la sospensione di 5 giorni a un ragazzo che aveva picchiato il figlio. A metà gennaio il preside del Liceo scientifico Scorza di Cosenza, Aldo Trecroci, era stato aggredito dal padre di una studentessa che non era d’accordo sulla destinazione della figlia nel progetto di alternanza scuola-lavoro.

A novembre un prof di sostegno dell’Istituto professionale Vallauri di Carpi (Modena) era stato colpito al volto mentre cercava di sedare una rissa tra studenti durante la ricreazione. Alla fine dello scorso anno scolastico uno degli episodi più gravi, con una professoressa pugnalata al braccio da uno studente 16enne all’istituto Alessandrini di Abbiategrasso, con l’aggressore poi ricoverato in Neuropsichiatria e bocciato. Altro grave episodio all’Its Viola Marchesini di Rovigo, con la prof Maria Cristina Finatti colpita alla testa da alcuni pallini di gomma sparati da studenti che non erano poi stati bocciati.

Genitori 2.0

Potrei continuare ma credo basti a comprendere che non bisogna essere docenti o genitori per capire che qualcosa non va e che, da adulti, siamo tutti responsabili delle azioni di giovani che non hanno più punti di riferimento. E lo dico con consapevolezza, perché oggi mia madre la posso solo ringraziare per non avermi mai dato ragione, per non avermi mai difeso di fronte a un professore, per non essersi mai schierata stupidamente solo perché “i figli so pezzi i cori”. Qui non si parla più solo di educazione, quella è alla base e spesso manca. Ma la cicatrice che stiamo lasciando è molto più profonda. Parliamo di giovani che saranno i futuri uomini e donne del domani.

Il rispetto dei ruoli

Adulti incapaci di affrontare una qualsiasi difficoltà o discussione senza ricorrere alla violenza. Persone che non saranno più in grado di definire il limite e la responsabilità delle loro azioni perché a loro tutto è concesso. Lo avremo insegnato noi. Un padre o una madre che sceglie di picchiare un docente ha deciso che futuro vuole per il proprio figlio. Un futuro fatto di incertezze, di violenza, di insulsa prevaricazione fisica. Scevra da ogni giudizio sterile questa riflessione dovrebbe quantomeno servire a fermarci e riflettere: cosa stiamo continuando a sbagliare? Servirebbe forse azzerare tutto e iniziare a chiedere aiuto. A ristabilire i “ruoli” soprattutto nelle famiglie.

Un luogo ormai sempre più raro dove i figli fanno i figli e crescono con genitori che non siano sempre più simili a degli adolescenti. Genitori che siano in grado di crescere e prendersi la responsabilità genitoriale di allevare un figlio. Essere genitori oggi non è facile, non è un gioco da ragazzi. Quindi, probabilmente, gli adulti dovrebbero solo far pace con il tempo che scorre. Comportarsi da tali per evitare che esplosioni di ira incontrollata, tipiche dell’età adolescenziale si manifestino in ultra 40enni che certificano quello come un comportamento plausibile. Bisognerebbe, forse, ripartire da qui. Dal rispetto dei ruoli perché se un padre non riconosce l’autorità di un docente di certo non lo farà mai il figlio. Lo stesso adolescente che, tenendo a stecchetto il padre in casa sarà convinto di poterlo fare con la stessa arroganza in classe.

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