venerdì,Maggio 24 2024

Reggio combatte la ‘ndrangheta con i semi della libertà: «Il dialogo tra Stato e giovani è l’unica rivoluzione»

Oggi la cerimonia di premiazione del concorso nazionale “Progetto Biesse Giustizia e Umanità Liberi di Scegliere” che ha visto magistratura, forze dell’ordine e scuola uniti per dare ai ragazzi un futuro libero dai condizionamenti mafiosi

Reggio combatte la ‘ndrangheta con i semi della libertà: «Il dialogo tra Stato e giovani è l’unica rivoluzione»

«I giovani devo sapere che non sono soli. Che lo Stato è con loro. Che sono liberi, liberi di scegliere». Dall’auditorium Fava e Garofalo della Scuola Allievi Carabinieri di Reggio Calabria si è alzato un coro unanime a difesa di una libertà che male si concilia con una forma anticulturale rappresentata dalla mentalità criminale. 

Dopo sei anni di impegno sul campo, oggi il concorso nazionale “Progetto Biesse Giustizia e Umanità Liberi di Scegliere” ha visto tutti i protagonisti, studenti in prima linea, dare vita alla cerimonia di consegna delle borse di studio intitolate a vittime Innocenti delle mafie. Un giorno importante per attestare anche la larga partecipazione di tante scuole che  hanno aderito al progetto divenuto Legge Regionale  il 28 giugno 2023.

Sono arrivati studenti da tutta Italia a Reggio Calabria per sradicare etichette e pregiudizio. Per dimostrare che la ‘ndrangheta non ha vinto e non vincerà. Un tripudio di legalità, giustizia, umanità e libertà. Non si contano i lavori realizzati dagli studenti. Un percorso educativo vincente considerato un faro culturale per l’educazione alla legalità e nel contrasto alle mafie. 

La testimonianza

Ed è diventata fondamentale l’esperienza e la testimonianza di chi ha fatto della propria libertà un baluardo da difendere con la vita. Come Maria Chindamo, una storia di coraggio e resilienza che Vincenzo Chindamo tra commozione e memoria ha raccontato ancora una volta affichè la forza di Maria sia contagiosa. 

«È successo che dopo il 6 maggio 2016 iniziai a raccontare nelle prime scuole e ai primi giornalisti con grande difficoltà e con le emozioni che non riuscivo a trattenere. E piano piano è successo quello che non mi sarei mai aspettato. A raccontare la storia di Maria e della sua libertà e dei suoi valori alla fine sono stati loro e questo mi gratifica tanto e mi emoziona tanto. E sono sicuro che anche Maria se può ascoltarci sarebbe molto felice di una giornata come questa. Hanno pensato di uccidere Maria con l’epilogo che purtroppo conosciamo per fermare la sua libertà, per fermare il suo parlare e per fermare le sue decisioni sulle sue terre. Non è stato così».

Liberi di scegliere

Un seme che germoglia e non si arresta quello che la presidente Bruna Siviglia coltiva nelle scuole da 6 anni. «Credo nei giovani perché saranno gli uomini e le donne che ci rappresenteranno in futuro. E quindi ed è giusto rivolgerci a loro. Abbiamo creato un ponte unico tra nord e sud. Qui ci sono scuole veramente che provengono da tutta Italia quindi abbiamo sdoganato l’argomento legalità e ‘ndrangheta. Da sei anni a questa parte tantissimi sono stati i lavori e io sono davvero commossa ed emozionata nel vedere la gioia, l’entusiasmo di tanti ragazzi e i lavori straordinarie che hanno realizzato». 

La speranza

Ed è da chi combatte il cancro della ‘ndrangheta in prima linea come il procuratore Walter Ignazzitto arrivano prospettive incoraggianti. «Abbiamo segnali assolutamente confortanti. La comunità reggina e credo tutta la comunità Calabrese è pronta a raccogliere questa sfida. Vediamo che c’è la volontà da parte di tutti di andare oltre. Di dimenticare certe pagine buie del passato. E iniziative come quelle di oggi sono sicuramente iniziative che possono favorire questo tipo di percorso.  Si tratta soltanto di un’etichetta nel senso che la società è pronta a superare questo tipo di pregiudizi. Ciascuno di noi ha il diritto di essere libero, di scegliere la libertà. Giornate come queste devono davvero dare la forza a tutti di cercare un riscatto e di cercarlo nella legge e nel rispetto delle regole. Lo Stato che dialoga con i ragazzi può essere davvero una forza travolgente che ci può consentire di sconfiggere la mafia».

La libertà e il riscatto

E il giudice Di Bella non ha solo creato un modello e tracciato un percorso. Continua a credere fortemente che è dai ragazzi che può rinascere una mentalità diversa. Quell’antimafia che sa di libertà nel senso più puro.

«È molto emozionante tornare in Calabria. Ho lavorato qui per 25 anni e gran parte della mia attività professionale. Sono cittadino onorario di Reggio Calabria. Qui ho tanti amici e per me è veramente un piacere tornare. In questo territorio abbiamo realizzato veramente tante cose importanti. Abbiamo aiutato e continuiamo ad aiutare tanti ragazzi che hanno la sfortuna di nascere e crescere nei contesti di mafia. Tanti detenuti anche al 41 bis calabresi continuano a scrivermi anche se io ormai lavoro a Catania. E devo dire sono dei risultati molto importanti. Qualcuno è diventato anche collaboratore di giustizia. Abbiamo anche tante mamme che sono andate via dalla Calabria o dalla provincia di Reggio Calabria assieme ai loro figli proprio per sottrarli a un destino inevitabile.

I risultati

E questo credo che sia un risultato in questo territorio molto importante. Ma il progetto liberi di scegliere anche una valenza culturale. Siamo riusciti a sdoganare il tabù della ‘ndrangheta nelle scuole calabresi. Fino a 10 anni fa gli insegnanti avevano timore di parlare di questi temi in classe per non urtare la suscettibilità dei ragazzi e delle famiglie. Oggi non è più così. È una vera contaminazione culturale. Stiamo cercando di dire è che bisogna allontanarsi dalla mentalità e dal mito mafioso che affascina tanti ragazzi. Ai ragazzi spiego che, in trent’anni che lavoro in questo settore, so che cos’è la ‘ndrangheta e come la mafia provoca solo sofferenza alle vittime dei reati ma anche all’interno delle famiglie. I ragazzi di ‘ndrangheta sono le prime vittime di questo sistema.

Sono ragazzi a cui viene compressa la libertà di scelta e sono condannati spesso a un destino inesorabile di carcerazione, morte o comunque di una vita in condizioni disagiate. Col progetto liberi di scegliere stiamo cercando di sensibilizzare e deviare traiettorie apparentemente segnate, ineluttabili. Certo bisogna aiutare i ragazzi a cambiare mentalità e bisogna partire dalla scuola non con progetti spot ma con progetti strutturati come questo. La strada è ancora lunga ma oggi possiamo dire che è all’orizzonte del nostro sguardo».

Articoli correlati

top