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Disagio giovanile tra droga e violenza, Crescenti: «Lo Stato c’è e vogliamo aiutarli con alternative possibili»

La repressione, il controllo, la prevenzione spesso non bastano ad arginare un disagio sempre più divagante tra i giovani che non fanno altro che lanciare segnali di un disperato bisogno di aiuto

Disagio giovanile tra droga e violenza, Crescenti: «Lo Stato c’è e vogliamo aiutarli con alternative possibili»

Violenza, gesti folli, droga, degrado. La cronaca giornalmente ci restituisce un quadro sempre più disastroso di quel mondo che i giovani stanno vivendo. E alle nostre latitudini la criminalità non fa altro che acuire uno scollamento con le realtà sane e pulite. 

E la repressione, il controllo, la prevenzione spesso non bastano ad arginare un disagio sempre più divagante tra i giovani che non fanno altro che lanciare segnali di un disperato bisogno di aiuto. Serve divulgare una cultura diversa. Un modo di vivere sano possibile e appetibile per i più giovani. 

Proprio per questo abbiamo chiesto al procuratore di Palmi Emanuele Crescenti se una ricetta possibile per aiutare questi ragazzi esiste.

Procuratore, lei ha una doppia veste, rappresenta lo Stato ma sta anche svolgendo un ruolo importantissimo per questi giovani sulla Piana. Non ultima una delle sue recenti azioni a favore di una ragazza, un’adolescente che ha avuto il coraggio di denunciare. Quanto è importante far sentire al sicuro i ragazzi, tanto da potersi aprire e raccontare?

«Accorciare le distanze e portare le istituzioni a contatto con i cittadini, soprattutto con le nuove generazioni, è fondamentale. I ragazzi devono crescere sapendo che c’è uno Stato, che ci sono i Carabinieri, la Polizia, la Finanza e i magistrati che sono lì per aiutarli. Se c’è un problema, non devono cercare strade diverse; devono rivolgersi alle istituzioni. Questa è la cosa più bella: quando vediamo che qualcuno si è rivolto allo Stato, sappiamo che siamo sulla strada giusta».

Una vittoria che parte anche dallo smantellare le piazze di spaccio. Sappiamo che i giovani sono sempre più coinvolti in queste dinamiche. Sulla Piana è stato fatto un lavoro certosino che continua, ma abbiamo anche segnali su Reggio Calabria. Basti pensare all’accoltellamento all’interno di una scuola centrale. Come si misura il livello di disagio giovanile e come lo Stato sta intervenendo?

«La droga è un problema trasversale che riguarda tutte le generazioni, a tutti i livelli, senza distinzioni di età o ceto sociale. È un problema su cui bisogna intervenire valutando anche strade alternative per evitare che questo enorme business della criminalità diventi endemico nella società».

Parliamo sempre di giovani e della violenza, un argomento che le sta a cuore, come testimoniato dalla sua presenza oggi qui. Il progetto “Liberi di Scegliere” dà la possibilità ai ragazzi di uscire da un contesto che non hanno scelto. Per i ragazzi che scelgono di entrare in questo contesto, qual è il messaggio che lo Stato vuole dare?

«C’è un’alternativa alla vita che sembrano destinati a vivere. C’è uno Stato che si preoccupa non soltanto della repressione, ma anche di aiutarli. Quello che ha fatto il mio collega e amico Roberto Di Bella è straordinario, perché ha trovato una strada alternativa. Siamo tutti con lui nel cercare di percorrerla per dare veramente un risultato positivo».

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