martedì,Luglio 16 2024

‘Ndrangheta al Nord, ridotte in Appello le condanne per il clan Maiolo

La riduzione è stata dovuta all'applicazione della "continuazione" delle pene con altre condanne, soprattutto quelle dell'ormai storico procedimento "Infinito"

‘Ndrangheta al Nord, ridotte in Appello le condanne per il clan Maiolo

Sono state ridotte in appello a Milano le condanne nel processo al clan della ‘ndrangheta dei Maiolo-Manno che, stando alle indagini, avrebbe anche fornito appoggio nel 2021 ad un candidato sindaco, non eletto, del centrodestra a Pioltello, nel Milanese. La riduzione è stata dovuta all’applicazione della “continuazione” delle pene con altre condanne, soprattutto quelle dell’ormai storico procedimento “Infinito” contro le cosche del 2010. In particolare, la seconda sezione della Corte d’Appello (giudici Banci Buonamici-Varanelli-Zappatini) ha applicato una pena finale di 17 anni e 4 mesi, in continuazione con gli 11 anni e 4 mesi del processo “Infinito”, per Cosimo Maiolo, difeso dall’avvocato Mirko Perlino e, stando alle indagini, presunto boss della “locale” di Pioltello. Gli resta da scontare, dunque, una pena residua di poco più di 3 anni. In primo grado in abbreviato, solo per l’ultimo processo, era stato condannato dal gup Anna Calabi a 12 anni e 8 mesi.

Ad uno dei figli, Salvatore Maiolo, la pena finale, in continuazione col processo “Infinito” e con un altro per sequestro di persona, è stata portata a poco più di 13 anni e gli restano da scontare meno di due anni. Per Antonio Maiolo, anche lui figlio di Cosimo e sempre difeso dal legale Perlino, la pena in continuazione con “Infinito” è stata portata a 6 anni, con sei mesi residui da scontare. Per tre posizioni sono stati accolti i concordati, ossia i patteggiamenti in appello a pene fino a 8 anni e 8 mesi. Tra i legai nel processo anche gli
avvocati Fonteleone, Canossi e Limentani.

L’inchiesta condotta dalla Polizia, con arresti nel dicembre 2022 su richiesta dei pm della Dda Paolo Storari e Stefano Ammendola, aveva messo in luce come l’organizzazione criminale operasse sia nelle forme “classiche”, tra cui traffici di droga e armi, richieste di pizzo, intimidazioni e usura, sia con quelle più sofisticate come l’infiltrazione nei business, la creazione di “serbatoi di manodopera” e “affari” sul trasporto salme in piena pandemia, e pure l’inquinamento delle competizioni elettorali.

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