sabato,Novembre 28 2020

Bronzi, ecco l’intervista che ha ispirato l’inchiesta delle Iene

La giornalista de "IlReggino.it", Gabriella Lax, finisce sulla trasmissione di Italia 1, per un servizio del 2012 in cui sentì Mariottini, il sub che scoprì le statue. Emersero particolari interessanti, utili a riaprire il giallo

Bronzi, ecco l’intervista che ha ispirato l’inchiesta delle Iene

Bronzi di Riace ancora sotto i riflettori. Anche ieri sera la trasmissione Le Iene è tornata a parlare dei guerrieri (per vedere il servizio clicca qui) e della possibilità, tra l’altro, che tra i reperti che non si sono più stati trovati nel mare di Riace ci sia anche una terza statua. Una terza statua che, come vi avevamo raccontato qualche giorno fa, il professor Daniele Castrizio pensa possa essere “la madre” dei due guerrieri Eteocle e Polinice, del gruppo delle statue dette i “Fratricidi”. 

Ma a finire nella puntata delle Iene anche una nostra giornalista, Gabriella Lax che, nell’agosto del 2012, intervistò Stefano Mariottini. Fu proprio durante l’intervista che il sub fece delle dichiarazioni “sospette” su alcuni ritrovamenti che avrebbe fatto nei giorni precedenti a quello in cui scoprì i bronzi. Ve la riproponiamo qui di seguito.

Mariottini: i Bronzi? Stanno bene a Reggio!

Era uscito come ogni mattina per una battuta di pesca subacquea e invece, Stefano Mariottini, quarant’anni fa, si imbatté in un vero e proprio tesoro, scoprendo casualmente quelli che poi sarebbero diventati simbolo di “calabresità”, ossia i Bronzi di Riace. Dopo tutto questo tempo lo ascoltiamo nel racconto di quella mattina che gli cambiò la vita, adesso che è in Calabria, a Monasterace, come ogni anno, nella casa delle vacanze.

Nel 1972 era la prima volta che veniva in Calabria?

«No, assolutamente. Ero arrivato già con un mio collega di università nel 1964 per la pesca subacquea e per fare una ricerca sulla tesi di laurea. Da quell’anno in poi tornai in Calabria quasi tutte le estati».

Cosa accadde il 16 agosto del 1972?

L’intervista di Gabriella Lax

«Ero uscito per una battuta di pesca in acqua e, verso mezzogiorno, mentre cercavo scogli isolati, vidi una spalla spuntare dalla sabbia. Immediatamente pensai, le confesso, che si trattasse di un morto. Solo quando vidi il colore verdastro, constatai la perfezione anatomica e poi toccai e mi accorsi che si trattava metallo mi tranquillizzai. Così iniziai a spostare la sabbia con le mani per liberare la statua “A”, distesa sul fianco; evidentemente, col movimento delle pinne, smossi la sabbia che copriva ad un metro la statua “B”, rivelandone testa e piedi».

Quando vennero tirate fuori dal mare?

«Il giorno dopo feci la denuncia al soprintendente Foti che chiamò i Carabinieri (i sub quel giorno erano impegnati nel record d’apnea di Maiorca) e la Finanza. Il 22 e 23 agosto le statue furono tirare fuori e trasportate immediatamente al museo di Reggio su dei camioncini, dove erano montate le lettighe in legno, adagiate su materassi».

Quando comprese la grandezza della scoperta?

«Qualche giorno prima avevo fatto delle altre scoperte, ma l’eccezionalità della cosa in sé direi immediatamente perché statue di quella fattezza non erano state mai trovate».

Quando ha visto le due statue in posizione verticale?

«Fu al Quirinale, nell’esposizione di Roma del 1981, voluta dal presidente Sandro Pertini».

Le hanno tributato riconoscimenti in questi anni?

«Si tantissimi, da tante parti del mondo. In Calabria nel 2007 ho ricevuto il Premio Anthurium per meriti archeologici. Ma, soprattutto, il riconoscimento più importante è  stato in trent’anni portare avanti i progetti di ricerca archeologica subacquea con la direttrice Maria Teresa Iannelli e fare ritrovamenti importanti che danno lustro al territorio calabrese».

I bronzi, dopo la permanenza in acqua, lei che è un chimico me lo può confermare, non sono in ottime condizioni. Tra desideri di clonazione, tentativi di “scippo” da parte di altre città e vicissitudini di vario genere, ritiene che siano stati giustamente valorizzati?

«A Roma hanno clonato la statua di “Marco Aurelio”, senza contare che si capisce che ci si trova davanti ad un’imitazione e che quella vera si trova a cento metri. Per il resto, a mio avviso, i Bronzi stanno bene dove stanno, ossia a Reggio. Come diceva giustamente lei hanno notevoli problemi per il soggiorno in acqua e lo stato delle terre di fusione. Penso che col nuovo museo saranno opportunamente sistemati».