martedì,Dicembre 1 2020

Chiusura in grande stile per l’11esima edizione di “Reggio in Jazz”

Il grande sassofonista Bobby Watson fa “sold out” ed entusiasma la platea e chiudendo l'evento col suo liveal Teatro Metropolitano di Reggio Calabria

Chiusura in grande stile per l’11esima edizione di “Reggio in Jazz”

Quando il suo quartetto torna in scena per il primo “bis” e intona la famosissima Moanin’, scritta nel ’58 dal pianista Bobby Timmons per il mitico gruppo di Art Blakey, i Jazz Messengers – di cui lo stesso Timmons faceva parte -, il pubblico è già in piedi per l’arte del grande sassofonista Robert Michael Watson jr., meglio noto come Bobby Watson, che ieri sera ha chiuso l’undicesima edizione di “Reggio In Jazz” col suo liveal Teatro Metropolitano di Reggio Calabria.

Profilo e modo di fare on stageche per molti versi ricordano un altro grande pilastro del sax su scala mondiale come Sonny Rollins, Bobby Watson è stato a sua volta per lunghi, intensi anni partner in note del mitico batterista Art Blakey quale componente di vaglia dei suoi Jazz Messengers, di cui – raccogliendo il testimone del grande Benny Golson – fu pure il direttore musicale dal 1977 al 1981.

Bobby Watson

E il sassofonista di Lawrence, cresciuto anche musicalmente nella vicina Kansas City, è riuscito a fare rapidamente sold outper la sua attesa esibizione, ma al contempo a stregare l’esigente pubblico reggino, accompagnato sul palco del “Metropolitano” da tre valenti ed esperti musicisti: il pianista Domenico Sanna, il contrabbassista Vincenzo Florio e il batterista Marco Valeri. «Per me, è come un ritorno a casa», aveva confidato Watson poco prima del live: in Calabria infatti aveva già suonato tempo fa, con “giganti” del jazz del calibro dello stesso Blakey e George Coleman.

Introdotto da un emozionato Peppe Tuffo – presidente dell’associazione “Naima”, promotrice della kermesse jazzistica –, che ha fatto ammenda coi tanti concittadini appassionati di musica purtroppo rimasti fuori a causa del “tutto esaurito”, Bobby Watson ha sùbito dato prova della sua maestria con scale vertiginose, sentitissimi assoli, citazioni celebri (Misty) o spiritose (The Sailor’s Hornpipedi Sammy Lerner, ovvero il tema musicale che contribuì alla fortuna del cartoon“Braccio di ferro” o, se preferite, “Popeye”).

Aperta una breccia imbracciando il suo sax alto, Watson ci ha sùbito infilato dentro un’emozione dietro l’altra con la coralità di Sweet Dreams, in cui anche Sanna ha dato dimostrazione del suo talento improvvisativo. E soprattutto, introdotto dal contrappunto contrabbassistico di Florio, «il brano che nell’85 ha cambiato la mia vita», come l’ha definito dal palco: Appointment in Milano, intensa e divertente al tempo stesso, composizione da cui nacque il legame a doppio filo col nostro Paese. 

Dalla stessa incisione “italiana” di 34 anni fa per Red Records, immediatamente dopo è la volta di una balladdolcissima: fra tom-tom e timpano, il batterista Valeri impugna le mazze per scandire il tempo di Love remains, “l’amore resta”. Un brano ispirato a una grande coppia, Nelson e Winnie Mandela, e che Watson dedica così come l’intera esibizione alla moglie Pamela Baskin, con cui il sassofonista forma un’affiatatissima coppia artistica, visto che la consorte “Pam” – sua compagna di vita ormai dal 1971, quando si conobbero a un concerto di Pat Metheny – è pure una magnifica pianista jazz, cantante e compositrice. 

Bobby Watson

Il “professor” Watson – oggi affianca l’insegnamento in Conservatorio alla sua prestigiosa attività concertistica in tutto il pianeta –, a 66 anni suonati non si ferma un istante, continua a emozionare, sudare e stupire, con la magia di (I’m) Always missing you, la folle scala discendente iniziale (e quelle successive) di If Bird could see me now, struggente «preacher blues», come l’ha definita lui stesso e poi, nota come nota, con la fierezza di chi anche socialmente ha sempre sostenuto black music edempowermentafroamericano, la rapidissima Ballando.

Chiusura con un generoso duplice bis: la scoppiettante reinterpretazione di Moanin’durante la quale Watson si e infine E.T.A.(sigla che sta per Estimated time of arrival, “tempo stimato d’arrivo”), una sorta di “variazione sul tema” della coltraniana Lazy Birdscritta nell’emozionante attesa per la nascita di Lafiya, la prima figlia avuta da Bobby e Pam, oggi apprezzata fotografa e graphic designer.