martedì,Luglio 27 2021

“La tempesta” chiude l’VIII edizione del Festival “Miti Contemporanei”

Uno spettacolo dall'immaginario potente, coinvolgente, con scene imponenti e utilizzo di tecnologie, proiezioni che donano dinamismo e che sono parte integrante dei momenti, dei dialoghi, degli snodi del racconto

“La tempesta” chiude l’VIII edizione del Festival “Miti Contemporanei”

Una lunga ovazione del pubblico ha salutato ieri sera, in un teatro “Cilea” gremito, la messinscena de “La tempesta” di Shakespeare, per la regia di Luca De Fusco – prodotta dal Teatro Stabile di Napoli con Teatro Nazionale di Genova e Fondazione Campania dei Festival–Napoli Teatro Festival Italia – che ha chiuso nel migliore dei modi l’VIII edizione del Festival “Miti Contemporanei” (ma ci sarà un ulteriore appuntamento, previsto per il 21 febbraio, al Cine Teatro Metropolitano, con “La vera storia di Giacomo Puccini”, realizzato in collaborazione con il Conservatorio “Cilea”).

Uno spettacolo dall’immaginario potente, coinvolgente, con scene imponenti e utilizzo di tecnologie, proiezioni che donano dinamismo e che sono parte integrante dei momenti, dei dialoghi, degli snodi del racconto. Un susseguirsi di emozioni, per una storia, quella dell’opera shakespeariana, densa di tematiche: dalla libertà, al perdono, dalla creatività, all’incontro/scontro tra realtà e sogno. E proprio “siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni”, la frase simbolo di questo testo, ormai proverbiale e tra le più citate, diviene l’essenza di questa versione, in cui le varie vicende che si incrociano non sono che frutto della fantasia di Prospero, il protagonista, che vive come recluso nella sua enorme biblioteca. Libri che sembrano conservare le storie e i personaggi, che poi si materializzano in scena. Questa la versione cui ha dato vita Luca De Fusco, regista e autore di uno spettacolo immaginifico come il teatro, ricco di invenzioni sceniche, di spunti visivi e di riflessioni, che ammalia il pubblico come le magie di Prospero. Un protagonista che ha la forza scenica, il carisma, la presenza e la voce di uno straordinario interprete come Eros Pagni, che regala un Prospero di notevole intensità. Accanto a lui, Gaia Aprea si cala, con un impegnativo – anche fisicamente – ed eclettico lavoro attoriale, nei panni di Ariel e di Calibano, come due facce di una medaglia, ma entrambi con il volto del loro padrone, una maschera che li rende quasi due specchi dell’essere umano.

E grande soddisfazione viene espressa da Teresa Timpano, direttore artistico del Festival e della Compagnia organizzatrice, “Scena Nuda”, tracciando un bilancio di questa VIII edizione: «Sono molto, molto contenta, quest’anno è andata molto bene, sotto ogni punto di vista. Il feedback è positivo, il livello qualitativo è aumentato; soprattutto grazie alla prova de “Le serve”, che vede una regista molto sensibile, esponente del teatro contemporaneo nazionale greco, e con in scena due artiste molto interessanti, in particolare l’interprete del ruolo di Solange, Katia Gerou, che lavora ad Epidauro ormai da tanti anni, che si è confrontata con grandi maestri del teatro nazionale greco e che è, tra l’altro, la direttrice dell’accademia del teatro “Karolos Koun” di Atene. La qualità è aumentata molto anche grazie al Balletto di Roma, che ha permesso l’esplorazione di uno spazio come la Pinacoteca Civica, quindi ha valorizzato un bene come la Pinacoteca con un progetto innovativo per la nostra città e che si allinea con l’innovazione europea, perchè, appunto, in altre città europee questo avviene già ed è giusto che avvenga per la città di Reggio.

E poi un altro momento importante è stato quello de “La Tempesta”. L’incontro con il Teatro Stabile di Napoli, un grande incontro, ha sortito, intanto, un enorme successo con il pubblico e poi soprattutto una relazione di altissima importanza, sia per la città, che per “Scena Nuda”: è uno dei sette teatri nazionali italiani e l’investimento del progetto, che poi si concretizza in una messinscena imponente e anche forte dal punto di vista scenico, artistico, economico, assume un valore molto alto.
In generale, credo che si debba continuare a lavorare sulla promozione capillare, che possa andare anche a cercare altro nuovo pubblico, perchè il festival possa crescere anche nel numero di recite per ogni lavoro: sarebbe bello portare, pian piano, due recite per ogni spettacolo. Diamo tempo al tempo: iniziamo intanto dal tutto esaurito con una recita per ogni spettacolo e poi, man mano, passeremo a questa nuova sfida. Sicuramente, valorizzare gli artisti calabresi può assumere una forza sempre maggiore: bisogna continuare a investire su questo, capire anche come fare a promuovere autori e testi, anche titoli più sconosciuti. Ecco, forse questo è un punto da coltivare meglio, perchè è bene, sì, che ci siano titoli, nomi, forze in campo sempre più importanti, però è anche bene che il contemporaneo venga valorizzato comunque e, quindi, dobbiamo capire, studiare nuove strategie di promozione per questa ‘festa’ e continuare a investire sull’ospitalità del teatro ragazzi e soprattutto per le famiglie. Non è semplice, però credo che in questo serva una relazione con un’altra organizzazione, che potrebbe essere affiancata da noi, che possa unirsi al festival».

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