martedì,Luglio 27 2021

“GreCÁntico”: musica, canto e racconto della MagnoGreca Calabra

Dopo la Metaconferenza sui Bronzi di Riace, Castrizio e Cama proseguono nel tentativo di avvicinamento al mondo antico e di valorizzazione della cultura tradizionale

“GreCÁntico”: musica, canto e racconto della MagnoGreca Calabra

GreCÁntico”: musica, canto e racconto della MagnoGreca Calabra. Dopo il successo della “Metaconferenza sui Bronzi di Riace”, Daniele Castrizio e Fulvio Cama proseguono nel tentativo di avvicinamento al mondo antico e di valorizzazione della cultura tradizionale. “GreCÁntico: storia ed arti della cultura Magnogreca Calabra” è il titolo della conferenza di ieri pomeriggio, al liceo classico “Tommaso Campanella”. Come spiega Castrizio, docente di numismatica all’università di Messina «GreCÁntico è il papà della “Metaconferenza”, un altro dei modi che ci stiamo inventando, col musicantore Cama, per cercare di avvicinare il mondo antico, la cultura greca, la nostra cultura tradizionale, le canzoni dei padri in maniera accessibile e non noiosa». Ed è un mix di pezzi identitari, pensati e scritti da Cama, in un viaggio musicale che vede alternarsi i due protagonisti con gli interventi di Castrizio, proprio come era piacevolmente accaduto con la metaconferenza. «Divagazioni gioiose, non lezioni pesanti» afferma il professore.

E tocca a Fulvio Cama spiegare che «I greci ci hanno insegnato che cosa significa fare il cantastorie: sono loro che hanno inventato questa tecnica, proprio per essere più affabulatori, per essere più incisivi nel ricordo che il pubblico può avere attraverso una storia raccontata con la musica. Anche la poesia raccontavano cantandola: ne è un esempio Omero che ha scritto l’Iliade e l’Odissea fatte di canti, comprendete bene che la musica è importantissima. Proverò a raccontare in musica, attraverso i canti, anche rifacendomi alla musica del tempo, anche senza gli strumenti arcaici (lira, cetra e percussioni idofoni, utilizzati nella metaconferenza) del periodo magnogreco. Anche dal punto di vista sonoro – conclude – per raccontare queste storie greche, utilizzo delle scale melodiche greche risalenti ai modi che i greci ci hanno tramandato e che ancora si usano in tutti i conservatori».
Non sono solo conferenze, ma è un modo di intendere e valorizzare la nostra storia, un capitolo nuovo di public history probabilmente. Una volontà ferma di esportare e far conoscere tutto ciò che ha valorizzato le nostre radici, facendone ferme basi per la cultura ed il sapere moderno.


Castrizio è di ritorno da una trasferta greca. Un modo, ulteriore per esportare la cultura: «Bisogna superare questa linea gotica che impedisce a tutto ciò che avviene al di sotto di Roma di poter essere considerato a livello nazionale – racconta a Il Reggino” – da qui l’esigenza di muoversi, internazionalizzarsi e avviare un circo che si relaziona nel mondo, altrimenti non si riesce ad uscire dalla cappa asfissiante nella quale siamo fossilizzati». E, secondo il professore, sono due i modi in cui si può attuare questo passaggio: scrivere e viaggiare. A proposito di scrittura: «Ho stilato – evidenzia – un programma di promozione di tutti i nostri reperti dalla Testa di Basilea, quest’anno ho pubblicato il kouros di Reggio, adesso sta uscendo uno scritto su i bronzi di Riace destinato alla Russia. Il punto è cercare di portare i nostri messaggi, le nostre opere, a costo di essere criticati. L’importante è che si cominci a ragionale sulle nostre opere. E muoversi, cercare di trovare collaborazioni». E la trasferta in Grecia «Un convegno a Corinto sul rapporto tra Troia e Tenea che è una piccola città vicino Corinto (molto importante per la storia della Magna Grecia) e Roma, attraverso la figura di Enea. Conferenza che è servita dissipare un mio dubbio sulla prima moneta d’oro che non è “Roma che si arrende ai Sanniti” bensì l’incontro tra Enea e Latino e quindi l’inizio della collaborazione tra i romani e i calci. Tante idee – chiude Castrizio – sono piaciute in Grecia, tant’è che potrebbe essere la prossima location ad ospitare la Metaconferenza».

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